le parole del padre 2 – ferita/rituale (non sempre chi piange ha ragione)

Ferita/rituale

Il codice paterno ci ricorda che il dolore e il pianto non sono calamità terribili da evitare e che la ferita, segno di ogni rituale di passaggio, è necessaria per crescere.

Una mamma mi racconta che, dopo essere stata al colloquio con l’insegnante di arte e aver scoperto che il figlio è indietro di sei disegni, torna a casa e li prepara lei. In questo modo la madre ottiene solo di evitare al figlio la propria responsabilità e, di conseguenza, il dolore da essa derivante.

Il padre è più capace di accettare questo dolore che aiuta il figlio a riconoscere la propria responsabilità, che è differente dal farlo sentire in colpa, inadeguato o sbagliato, perché più capace di definire i confini tra la responsabilità propria e quella del figlio.

I riti di passaggio, in ogni gruppo sociale, rappresentano il passaggio all’età adulta che non avviene al raggiungimento di un certo momento anagrafico bensì nel momento in cui il gruppo famigliare riconosce tale maturità e la palesa attraverso comportamenti concreti. Per questo il padre non può abdicare a questo ruolo che, senza dubbio, coincide anche con la separazione del figlio dalla madre, una separazione simbolica che lo allontana dal mondo materno, protetto e facilitato, filtro tra lui e la vita. Per fare ciò è importante che quella che chiamiamo ritualità sia condivisa da entrambi i genitori, anche se condotta principalmente dal padre. Tale condivisone fa in modo che il figlio senta un’unità di intenti che spinge verso la stessa direzione e che, quindi, non gli permetta di usare la madre come via di fuga alla richiesta di adultità del padre.

Un’insegnante illuminata propone come storia per lo spettacolo di fine anno di una scuola materna la vicenda di una nonna che, alla morte, lascia ai nipoti i tanti oggetti raccolti nella sua vita e, con essi, il suo desiderio di conoscere e imparare. In fondo alla sala una moglie dice al marito: “Certo che parlare di una nonna morta a dei bambini così piccoli…”. La risposta del marito: “Infatti, se avessero fatto morire il gatto sarebbe stato meglio, no?”.

 

Photo by IrinaWering

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