rettitudine

È retto non chi va dritto, imperterrito per la propria strada.

È retto chi interpreta le curve del sentiero, frutto del l’adattamento reciproco.

È retto non chi guarda la vita dal pulpito della propria ragione e pretende di misurare l’agire con il proprio metro.

È retto chi riconosce i ruoli e, di volta in volta, comunque, fa del proprio ruolo un servizio.

È retto non chi sostiene la propria ragione con prepotenza o ironia e infinite giustificazione.

È retto chi ascolta e coglie un insegnamento da ogni frase.

È retto non chi osserva distaccato lo scorrere del tempo, con lamenti e lacrime distaccate.

È retto chi raccoglie una cartaccia, spegne una luce e dona un pezzo di sé allo scorrere del tempo.

È retto non chi aspetta al balcone l’arrivo di un’occasione o una richiesta di attenzione.

È retto chi passando di casa in casa si fa occasione e attenzione per l’altro.

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