il verbo imparare

“Daniele, la scuola è finita!”

“Si Ale, la scuola è finita”.

“Daniele, non hai capito. La scuola è finita!!!”

Daniele si girò verso Alessio, aveva capito, non era sordo. Quando però vide come l’amico guardava il soffitto, capì che forse il suo amico stava pensando ad altro.

“Ale, a cosa stai pensando?”

“La scuola è finita, per sempre. Non abbiamo più una scuola, forse una tenda o, al massimo, un container. La scuola non c’è più”.

“Adesso non esagerare! E poi dovresti essere felice, non hai mai speso tanto tempo nello studio, anzi”. “Vabbè ma da quando non abbiamo più la nostra scuola, mi sembra che mi manchi un pezzo di polmone.” Alessio si alzò di scatto, come se avesse ricevuto una scarica elettrica.

“È come se facessi fatica a respirare? Non succede anche a te?”

“Ma, veramente no.” tentò di rispondere Daniele, prima che l’amico riprendesse a parlare.

“Per me la scuola è una palla ma se penso che non potrebbe esserci più… ahhhhhh!”

Alessio urlò, facendo saltare sulla sedia Daniele.

Presero al felpa e uscirono.

Ormai anche l’estate stava finendo, le belle giornate, lunghe, luminose erano solo un ricordo; il week end precedente aveva piovuto tantissimo e l’aria non era più così calda. La pioggia, ecco un altro problema da affrontare.

Daniele e Alessio uscirono dal campo, presero le bici e percorsero le vie ormai libere dalle macchine. Girarono a destra all’altezza della farmacia, salirono fino alla posta, passarono per il parcheggio del centro commerciale e, dopo una breve salita, arrivarono difronte alla scuola.

A quello che della loro scuola rimaneva.

I due ragazzi si erano conosciuti l’anno scolastico precedente.

Alessio era stato bocciato e, ad inizio anno, Daniele si era trasferito da un’altra scuola, avevano subito legato. Una questione di pelle, una sorta di interruttore che scatta quando si incontra una persona con la quale ci troviamo immediatamente a nostro agio, che sembra di conoscere da sempre, con la quale ci intendiamo da subito. Erano diversi e completamente opposti solo nel modo di considerare la scuola.

Mentre Alessio viveva lo spazio e il tempo in classe come la più ghiotta occasione per creare relazioni, divertirsi, fumare… Daniele amava profondamente imparare, conoscere, sapere. Era diventato famoso per le sue domande, non banali, che, a tratti, infastidivano perfino i prof.

Nonostante ciò i due ragazzi stavano benissimo insieme e trascorrevano molto tempo a casa, ora nella tenda, dell’uno o dell’altro.

Davanti a quella scuola piena di crepe, però, in quel preciso momento, pensarono la stessa cosa, capirono che quel luogo e ciò che rappresentava valeva allo stesso modo per entrambi.

“Sai a cosa sto pensando?”

“A cosa?” chiese Daniele.

“Che il verbo imparare è molto grande e non ha confini, non si può chiudere dentro un libro o dentro una stanza perché si impara continuamente e ovunque. Pensa, per esempio, a quante cose abbiamo imparato con questo terremoto?”

“A volte mi stupisci proprio” disse quasi ridendo Daniele.

“Grazie, sei un amico” rispose Alessio un po’ piccato.

“No, sul serio. Sono anche d’accordo con quello che dici. È proprio sbagliato pensare che sia solo la scuola che ci fa imparare le cose. Però ogni tanto mi ricordo di ciò che mi diceva la mia prof di lettere: ‘Attenzione! Non basta avere cose interessanti, innovative, rivoluzionarie da dire. Bisogna anche saperle dire nel modo più comprensibile possibile, altrimenti gli altri non vi capiranno’. Nessun’altro mi ha mai spiegato con tanta chiarezza l’importanza di studiare la grammatica.”

“Cavolo, si vede che sei uno che sta attento in classe.“

“Ogni tanto dico anche io delle cose illuminanti” aggiunse Daniele.

“Il verbo imparare, oltre a non avere confini, abita in tante case e non ha padroni.”

“Il verbo imparare è generoso” continuò Daniele “ è sempre disponibile per chi ha voglia di scoprire cose nuove e diventare una persona libera”.

“Ecco, giusto. Imparare vuol dire diventare liberi. Imparare, sempre e ovunque, in ogni occasione e con ogni persona. Dai andiamo al bar dagli altri, ho qualche domanda da fare a Clara”.

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