un nuovo orizzonte

Mi piace Beppe Severgnini che ha scritto un libro “Italiani di domani” Ed. Rizzoli, un libro per i nostri ragazzi. Rispecchia il suo modo di pensare e di dare valore e spazio a coloro che saranno i protagonisti di domani, i giovani che hanno solo bisogno di fiducia, quella concreta, che fa sporcare le mani, che fa sudare, che fa fare. Ho provato a mettermi nei panni di un ragazzo qualsiasi.

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Un anno è appena finito e, in modo forse un po’ banale, mi ritrovo qui a fare un bilancio dei mesi passati.

È stato un anno lungo.

O almeno io lo percepisco così, pensando alle tante cose che sono successe.

Mi sono diplomato ed ho cercato di entrare a medicina ma non è andata per cui mi sono iscritto a psicologia.

Agosto a piedi a Santiago di Compostela.

È finita con Lucia, per colpa mia.

Ho preso la patente.

Torneo di calcetto, pessima figura.

Ho esposto alcune delle mie foto in una mostra. Non ero tra i più bravi ma…

Abbiamo salutato la nonna. Non pensavo ma ogni tanto la penso e mi manca.

La taverna è diventata una seconda casa, per me e i miei amici.

Dopo l’esame ho lavorato in un bar. Mi alzavo troppo presto.

Ho comprato la macchina, usata!

Ho conosciuto Martina.

Mio padre ha distrutto la macchina in un frontale, è stato a casa un mese.

Ho detto basta al basket, mi aveva rotto.

Ho scoperto il trekking, mi diverte molto.

Ho perso 12 punti patente per essere passato con il rosso e sono tornato a scuola guida per recuperarli.

I miei hanno fatto la settimana bianca e mi hanno lasciato a casa da solo… la settimana più bella (e più sporca) della mia vita.

Beh dai, un bilancio abbastanza positivo, direi.

Certo, molte cose non sono riuscite a farle e per altre devo attendere tempi migliori e qualche euro in più, però direi che le cose sono andate bene.

Almeno dal mio punto di vista.

Che però è spesso quello che vale meno.

Almeno per quanto riguarda noi giovani.

Ci ritroviamo a subire valutazioni su come siamo, come se questo fosse frutto solo delle nostre scelte, delle nostre azioni.

In fondo noi siamo figli del nostro tempo.

Fratelli, non di sangue, ma di cultura.

Abbiamo diverse impronte digitali ma le stesse rughe d’espressione ereditate da ‘genitori’ sbadati e convinti di conoscerci. Capaci, il più delle volte, di categorizzarci per svalutazione.

Esco.

‘Stai attento’ mia madre.

Salgo in macchina, accendo, parte la musica.

Occhiali da sole, esco dal vialetto, semaforo, destra.

Vado a mangiare una pizza con Martina poi spero di raggiungere Matte e gli altri.

La strada è stranamente libera e la mia attenzione è attirata dalle colline all’orizzonte.

Ci sono sempre state e le ho anche sempre guardate, oggi però le vedo.

Sorrido mentre penso alla classica frase: ‘Caro figliolo, tutto quello che vedi un giorno sarà tuo’.

Nessuno me lo ha mai detto e mai me lo diranno.

Però, in fondo, è così.

Tutto quello che vedo è mio, non un giorno ma adesso.

L’orizzonte che vedo può essere un obiettivo a cui tendere e a cui aspirare oppure un recinto che mi imprigiona, all’interno del quale stare tranquillo, senza troppe responsabilità.

Sempre un recinto, anche se bello e sicuro.

Martina sale, un bacio, il suo profumo mi accarezza.

Inizia a raccontarmi dei suoi, della Stefi, la prof, il cellulare da cambiare.

Vorrei chiederle di scendere, ma non posso.

Annuisco, mugugno, sorriso.

Suona il telefono, è il suo.

Parla con Giulia, deve aver litigato ancora con Filo.

La strada inizia a salire, qualche tornante, l’orizzonte che prima era lontano si avvicina.

Così immagino cosa può esserci dopo.

I progetti, quindi, le prospettive, gli obiettivi.

Una conquista che ognuno deve guadagnarsi, una sfida che ognuno deve affrontare in prima persona.

Un passo dopo l’altro.

Martina ha finito, chiude e inizia a raccontarmi di Giulia.

La fermo.

Ho bisogno di farle una domanda.

‘Hai fiducia in me?’

‘In che senso?’

‘Pensi che possa guadagnarmi un nuovo orizzonte?’

‘Luca… non capisco… ma stai bene?’

‘Sì sì, sto bene, era solo una domanda… cos’ è successo a Giulia?’

Bla bla bla bla…

Qualcuno ha fiducia in me?

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Photo by robertoparmeggiani

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