Solo una voce

bocca

Illustrazione di Attilio Palumbo

Poche cose come un sapore riescono a riportare alla memoria un ricordo in maniera intensa, dettagliata, trasportandoci direttamente dentro le emozioni di un preciso momento.

La Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, quest’anno, avrà per me un sapore tutto particolare che si legherà a un ricordo che porterò sempre con me come uno degli eventi più importanti della mia vita.

Perché le Fiera del libro per ragazzi, oltre a essere un grande evento per la mia città che, da oltre cinquant’anni, mette al centro del suo percorso culturale il mondo dell’infanzia. Oltre a essere il più importante luogo di incontro per professionisti della letteratura per l’infanzia alla ricerca di contatti, occasioni, idee, contaminazioni. Oltre a essere un parco di divertimenti per chi la letteratura per l’infanzia, oltre ad amarla, la utilizza come strumento di lavoro, centinaia di persone pronte a trascorrere intere giornate spulciando tra le decine di stand alla ricerca del libro più bello. Oltre a tutto ciò, quest’anno sarà per me soprattutto un debutto perché, dopo tanti anni in cui l’ho visitata come educatore, affascinato da tanta bellezza, ne varcherò la soglia come scrittore.

Aiuto! Un sogno che diventa realtà.

Un sogno accettato, creduto, creato.

Un sogno sognato oltre timori e pregiudizi, oltre la falsa convinzione di non essere capace di scrivere.

A scuola non andavo molto bene, scrivere mi veniva difficile e di conseguenza non mi piaceva, perfino la mia calligrafia era brutta e questo faceva diventare brutto tutto ciò che avesse a che fare con lo scrivere.

Poi però ho scoperto i libri, la lettura, la magia delle parole e tutto è cambiato. Ma questa è un’altra storia… Sarò sincero, un po’ mi gira la testa al solo pensiero di presentarmi come scrittore per ragazzi nel luogo in cui la scrittura per ragazzi vede riuniti i suoi migliori esponenti, in cui viene celebrata la fantasia e il lavoro di tanti professionisti del settore.

Se questo non bastasse, poi, c’è anche un altro aspetto che mi emoziona particolarmente. Quest’anno il paese ospite della Fiera sarà il Brasile e lo slogan con il quale si prepara a sbarcare a Bologna è: “Un paese pieno di voci”. Ecco, essere una di queste voci mi rende molto orgoglioso. Una voce con un accento diverso, come poi sono diversi gli accenti di ogni persona, di ogni brasiliano, di ogni uomo o donna, unici e per questo preziosi.

Una voce, la mia, che desidera far parte del coro per arricchire un paese che in passato mi ha accolto a braccia aperte consegnandomi quel pezzo di me che mi mancava e che ora mi consente di pubblicare i miei primi libri per ragazzi.

Un paese pieno di voci per affermare con coraggio che la diversità è una delle più grandi forze a cui possiamo aggrapparci per la costruzione della società futura, fondata sulla libertà e sul rispetto dell’altro, qualunque sia la sua voce. Un paese pieno di voi non per sovrapporle in un chiacchiericcio sterile ma per dialogare, interagire, contaminarsi dando spazio e tempo soprattutto a chi più spesso fa fatica a farla sentire, la propria voce. Un paese pieno di voci in un mondo nel quale la voce della maggior parte delle persone viene soffocata, derisa, umiliata, uniformata, ammutolita.

Il Brasile a Bologna avrà una voce in più, la mia, che desidera essere anche la voce di chi non può parlare, di chi viene escluso perché diverso, perché considerato inferiore, perché improduttivo, perché fuori dal coro. Una voce che che pensa e critica: il potere che sfrutta, il pensiero unico che definisce chi è giusto e chi sbagliato, la violenza sui più indifesi, bambini, anziani, donne. Voce per raccontare ciò che si ha paura di dire o svelare, temi troppo spesso costretti al margine della vita oppure trattati con pietismo, temi sostanziali e non accessori come la morte, la spiritualità, l’affettività, la diversità, l’esclusione.

Una voce, solo una voce, la mia.

Ma cosa sarebbe il mare senza le singole gocce?

Una musica senza le note?

Un autunno senza le sfumature?

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