“Zio perché scrivi?” – Seconda lettera

Traduzione del post sul blog Editora DSOP

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Secondo, scrivo perché narrare è un modo di amare “… l’abilità di raccontare la propria storia come se fosse la storia di un altro e la storia di un altro come fosse la propria. Per farlo iniziamo dai racconti e dai libri degli altri.” O. Pamuk

Cara Chiara, prima di tutto: complimenti per gli esami. Nonostante le difficoltà dovute alla dislessia, hai affrontato gli studi con impegno e la giusta quantità di leggerezza, per questo hai raggiunto buoni risultati. Ti meriti questo e molto di più. Tornando alla tua domanda, la settimana scorsa ti ho detto che scrivo per costruire luoghi. C’è un’altro motivo. Io scrivo perché penso che scrivere sia narrare e narrare é un modo di amare. Forse ti stai chiedendo perché? In che senso? Amare, soprattutto per un’adolescente come te, é qualcosa di apparentemente molto diverso dalla scrittura: é sudore, sguardi imbarazzati, il cuore che batte senza fermarsi, lo stomaco chiuso, sogni di mani date, ore senza fine in attesa di un nuovo gesto. Fai attenzione. Tutto questo ha molto a che fare com la scrittura e con l’amore che ogni scrittore mette nel suo lavoro di narrare nel senso di lasciare una traccia nel lettore, nella società e nella storia. Perché alla fine, questo significa decidere di amare il lettore, la società e la storia nella quale vivi. Cioè sudare, lanciare sguardi imbarazzati, avere un cuore che batte senza fermarsi, andare a dormire con lo stomaco chiuso, sognare le mani unite a altre mani, aspettare ore senza fine un nuovo gesto che cambi la giornata. Io scrivo perché esprimo, attraverso la narrazione, il mio amore per l’altro, per la società in cui vivo e per la storia. Scrivo perché narrare significa disegnare la mappa dell’anima degli esseri umani, una mappa che porta sempre all’incontro con l’umanità che ci unisce tutti. E’ quello che dice Pamuk: le storie diventano universali perché scritte con l’inchiostro della vita. La mia storia personale si incontra con quella del lettore in un dialogo amoroso. Quante volte leggendo un libro mi sono incontrato in mezzo a quelle parole! Come poteva saperlo lo scrittore? Come poteva aver inserito nel testo qualcosa che era successo prima nella mia vita? In molti hanno parlato di me: Pirandello, Hesse, Dostoievski, Austen, Grossman… e molti altri continueranno a parlare, di me ma anche di te, e dell’umanità intera, in una continua narrazione amorosa. Certo, non é sempre facile amare o scrivere. Ci sono momenti nei quali vorrei desistere, chiudere la finestra e non lasciare più entrare nessuno: persone, storie, desideri, parole. Ma sono solo momenti passeggeri. Ti assicuro, quindi, che se trasformerai ogni azione della tua vita in una declinazione del verbo amare, non ti sentirai mai perduta. Soffrirai, ti arrabbierai, sarai triste… ma mai perduta. Un abbraccio

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