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Humanae – Work in progress

20150925bwAugustSeen10-9Fin da quando siamo bambini, ci viene insegnato che se vogliamo disegnare una persona, dobbiamo stare attenti ai colori: gli occhi sono azzurri, neri o marroni, così come i capelli che sono neri, marroni, biondi o rossi.

E la pelle? Di che colore è? La pelle delle persone è rosa, ovviamente.

Un po’ alla volta, poi, scopriamo che ci sono alcune eccezioni e che quindi gli orientali dobbiamo colorarli di giallo, gli indiani d’America di rosso, gli africani di nero e qualcun altro anche di marrone.

Insomma, cresciamo rinforzando i nostri stereotipi, dividendo le persone in categorie e, soprattutto, imparando che c’è un colore giusto, il rosa e ci sono gli altri colori, il rosso, il giallo, il nero e il marrone, un po’ meno giusti

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Jonas Burgert: ciò che potrebbe essere

 

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Un artista contemporaneo che dipinge, che dipinge grandi tele a olio e che riflette sul rapporto tra illusione e fisicità non poteva essere cresciuto se non a Berlino, tra il prima e il dopo che vede nella caduta del muro il suo spartiacque. Un artista in bilico, quindi, continuamente in trattativa tra ciò che vediamo da una parte del muro e ciò che inventiamo che ci sia dall’altra; tra ciò che posso toccare e ciò che posso sentire, sia esso reale o inventato.

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Goodnight, peeping Tom

Goodnight, peeping Tom è un lavoro performativo ideato da Chiara Bersanicon Marta Ciappina, Marco D’Agostin, Matteo Ramponi, che ambisce a dimostrare una tesi:
alla radice di ogni comportamento/desiderio sessuale
c’è una spinta sentimentale, una richiesta romantica.

Sono arrivato allo spettacolo stremato, dopo una giornata intensa di lavoro.

Faticosa fisicamente ed emotivamente. Ero chiuso e in difesa. Inoltre ero con due colleghi con disabilità, nulla di strano ma temevo di dovermi dividere tra spettacolo e cura.

Le parole di chi ci ha accolto, invece, come la giusta chiave, hanno aperto una prima breccia: Voi preoccupatevi solo di godervi lo spettacolo, al resto penso io.

E poi… senza troppe spiegazioni restituisco un po’ di ciò che ho ricevuto.

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Guardavo lui e vedevo me
Toccavo lui e sentivo io
Come di fronte a uno specchio, tra i suoi lineamenti ritrovavo qualcosa di me
Una storia passata, l’insicurezza dei primi passi, la paura di riconoscere un sentimento
Uno sguardo pesante, un desiderio ingombrante
Forgive me for my sins.

L’inaspettato è il desiderio inespresso, l’inconscio che dialoga con l’assoluto. E si manifesta quando ne puoi fare buon uso.
Scardina, trascina, rivolta.
Il mio corpo, un campo arato che riporta alla luce il profondo nascosto, spavento e finalmente respiro.
Forgiveness I’m frightened to deserve

Ho incrociato me stesso nei tuoi gesti
L’amore ricevuto, intenso, la colpa, la gelosia, l’impotenza, l’assenza di parole per dire ciò che sentivo, per chiedere, per sentire
La paura, rafforzata dalla mancanza di parole per pronunciarla, per denunciarla, per condividerla
Sono forte, ma la mia debolezza è la mia verità.
Oggi vivo, di nuovo
Is it time for forgiveness

Qui se volete un trailer dello spettacolo!

Se vi capiterà di incontrare sulla vostra strada questo spettacolo, non perdetelo. Non avrà con voi lo stesso effetto che ha avuto con me, ma non importa. quello che davvero è importante è la possibilità di sentire e di vivere , anche di uscirne dopo dieci minuti. Scegliere, cioè, di sperimentare qualcosa, senza paura e pregiudizi.

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Guardare una foto, incontrare il mondo e diventare responsabili del cambiamento

teaser_su_salgado_genesis_top_1304121414_id_681884Il sale della terra.

La gente, le persone, l’umanità.

Una genesi ininterrotta, la memoria dell’origine troppo spesso dimenticata in questo presente smemorato.

Genesi come fonte generante, ancora capace di far sgorgare dal principio, la vita.

In queste parole potremmo raccogliere il senso del lavoro artistico e professionale del fotografo brasiliano Sebastião Salgado.

Il grande pubblico l’ha conosciuto grazie al film che Wim Wenders ha realizzato per rendere onore alla sua arte e, in particolare, all’ultima parte del suo percorso fotografico. Il sale della terra, appunto, racconta la storia del fotografo, del suo profondo desiderio di rappresentare la fragilità umana e la natura nel suo aspetto originario, per “ricongiungerci con il mondo com’era prima che l’uomo lo modificasse fino quasi a sfigurarlo”.

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Van Gogh – Il pittore che sentiva con gli occhi

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Van Gogh – Semnatore al tramonto (1888)

Van Gogh non inventa, non aggiunge, non trasforma. Lui, semplicemente, ci offre se stesso, nonostante tutto.
Nonostante la depressione che lo costringeva a periodi di inedia e smarrimento. Nonostante il non-successo delle sue opere.
Nonostante i sogni che, uno per volta, si infrangevano tra le zolle della Provenza.
Nonostante tutto questo Van Gogh è protagonista del suo tempo e della storia perché… Continua a leggere

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