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Rifiuta di essere il primo bullo del tuo bambino

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Dove nasce il bullismo?
Quando nasce?
Quanto noi adulti siamo responsabili?

Parole di rifiuto, giudizio, paura.
Parole screditanti, denigratorie, offensive.
Parole stereotipo, pregiudizio, emarginazione.
Sostengo da tempo che le parole costruiscono la nostra identità.

Soprattutto per ciò che riguarda il bullismo e le differenze di genere, abbiamo bisogno di costruire un nuovo vocabolario che ci sostenga nel costruire un contesto nel quale le differenze siano valorizzate, riconosciute e rispettate.
Senza seguire i più banali pregiudizi: il rosa è delle femmine e l’azzurro dei maschi; i maschi son più forti e le femmine più deboli; i maschi con le macchinine e le femmine con le bambole.

Un nuovo vocabolario che formi il nuovo contesto nel quale potremo vivere. Un contesto che sia il primo antidoto alla violenza, al sopruso, alla discriminazione.

Ecco, in questo gli adulti che si occupano di educazione hanno un ruolo molto importante nel definire quel vocabolario emotivo necessario per dire cosa sentiamo, che ci faccia sentire accettati per ciò che siamo, che ci liberi dalla necessità di definire e categorizzare l’altro.

“Rifiuta di essere il primo bullo del tuo bambino”

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Essere se stessi, un rischio

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In queste ultime settimane ho incontrato molti e molte adolescentigiovani

A parte il grande senso di speranza
Perchè, diciamocelo, non esistono solo i bimbiminkia
Poi certo ci sono anche gli ormai populisti e qualche germe di fascistello
Però, al netto di ciò, a me questi 17enni/20enni mi sono proprio piaciuti, mi hanno dato un momento di allegria, uno sprazzo di cielo, un senso di possibile
Certo, sono tosti, ambivalenti, un momento interessati e combattivi e, subito dopo, completamente assenti e disinteressati
Sempre interessanti, però

Il nostro campo di incontro è stata la scrittura e la lettura
Molti non leggono libri, qualcuno scrive (anche se si vergogna a dirlo) eppure sono affascinati dall’esprimersi attraverso le parole, dal ritmo lento della penna sul foglio, dalla lettura e dall’ascolto del pezzo di vita che l’altro ha messo sulla carta

Quanta fragilità, quante incertezze e paure ma anche quale profondità, quale immensità e quante piccole gioie insignificanti
Il desiderio di potersi liberare dagli stereotipi, dalle costrizioni, dalle imposizioni sociali
Essere ascoltati, capiti, amati indipendentemente da tutto

Io ricordo bene la mia adolescente giovinezza
Siamo ancora gli stessi, sempre gli stessi
Alla ricerca di chi possiamo essere, interessati a esprimere il nostro potenziali senza che il giudizio degli altri ci condizioni
Lo so, la relazione con l’altro, anche quando vincolo, è un passaggio fondamentale
Ma sentirsi un palloncino accerchiato da spille pronte a pungerti appena cerchi di cambiare, di crescere, di elevarti, di diventare te stesso, soprattutto quando essere te stesso esce dagli schemi predefiniti di chi ti sta attorno, è difficile

Ti lascia la continua sensazione di essere sbagliato
Eppure, in quel desiderio-paura,c’è l’unico rischio che vale sempre la pena correre
Essere se stessi

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Un voto non definisce il valore di una persona

Qualche giorno fa, dopo aver condiviso alcuni voti delle pagelle, ho inviato alle mie nipoti questo messaggio:

Per quanto mi riguarda, nel bene e nel male, un voto non definisce mai il valore di una persona, casomai ne valuta l’impegno, una prestazione o una capacità. Voi valete indipendentemente dai vostri voti e siete belle persone non per quello che fate ma per quello che appunto siete.

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Foto di Robert Doisneau

In questo periodo in cui si parla di scuola e apprendimento e si distribuiscono colpe come fossero coriandoli a carnevale, mi convinco sempre più che uno dei primi problemi è legato al fatto che abbiamo sovrapposto apprendimento e giudizio e il voto come principale parametro del valore di una ragazza o di un ragazzo. A scuola come a casa. Se vai bene a scuola sei bravo, se non vai bene a scuola non sei bravo.

Abbiamo ridotto l’apprendimento a un’azione senza scopo. Come se apprendere fosse principalmente una questione di prestazione. Come se l’imparare avesse valore solo in base alla valutazione che un’altro esprime su di noi. In ogni ordine di scuola. In ogni contesto educativo.

Eppure, l’apprendimento non è un’attività che ha a che fare solo con la volontà. Se non dialoga con la passione, se non provoca la sfida, se non fabbrica endorfine allora è destinato alla sconfitta.

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Illustrazione di Davide Bonazzi

Apprendere, soprattutto oggi in cui il puro reperimento delle informazioni è semplicissimo, deve abbinarsi allo scoprire, all’inventare e al creare.

E se è necessario definire parametri e obiettivi comuni, allo stesso tempo è indispensabile valorizzare i diversi percorsi che ci permettono di raggiungerli. E chi è responsabile dei processi didattici ed educativi dovrebbe, anche attraverso percorsi di formazione obbligatori, apprendere a valutare la diversità del giovane allievo come un alleato e non come un ostacolo. Quelle caratteristiche che sentiamo come distorte perché differenti dal nostro modo consueto di pensare e essere come occasioni.

Apprendere, come fare l’amore, deve fare battere il cuore, deve far sudare, deve far desiderare qualcosa che ha a che fare con l’infinito.

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Un Prato di Libri

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A TUTTE LE SCUOLE DELLA PROVINCIA DI PRATO

Cari dirigenti scolastici e cari insegnanti,
eccoci di nuovo alla quinta edizione di “un Prato di libri 2017” festival della lettura per bambini e ragazzi, under 18 che si svolgerà nei mesi di marzo, aprile e maggio e che avrà i suoi giorni centrali nel 7, 8 e 9 aprile 2017 nei sette comuni della Provincia di Prato.
Stiamo progettando un programma con oltre 140 appuntamenti di cui la metà rivolti alle scuole e l’altra metà rivolti al pubblico e prevalentemente organizzati e curati da ospiti e volontari. Il progetto prevede appuntamenti con scrittori, illustratori, artisti, narratori e musicisti che esploreranno il tema della quinta edizione che sarà:
“I Classici legati da un filo in un Prato di libri”


Nel prato si può trovar di tutto, semi di tutti i tipi, terra in tutti i modi, lombrichi, radicchi, fiorellini, erbe vagabonde, erbacce spontanee o da curare.

Ognuno nel prato trova il suo posto, il suo spazio e ci sta bene: bioDiversità…il diritto all’essere te stesso, all’unicità, alla felicità…liberi di crescere nella diversità.
Ecco qui di seguito la riflessione di Roberto Parmeggiani da cui siamo partiti per strutturare l’edizione 2017.


“La letteratura per l’infanzia è un inno alla diversità.
I libri per ragazzi, in relazione al tempo e al contesto culturale in cui nascono, sono quelli che rompono prima di altri gli stereotipi proponendo personaggi che escono dagli schemi.
Offrendo una grande varietà di immagini con le quali è possibile identificarsi, sono un buon antidoto all’omologazione.
Da Dickens a Roald Dahl.
Da Bianca Pitzorno a Jerry Spinelli.
Da Davide Calì a Oliver Jeffers.
Una ricchezza di proposte che, però, deve essere messa a disposizione dei bambini, che deve essere resa sempre più accessibile, con la quale i bambini devono poter convivere quotidianamente.
Perché il rischio di uniformarsi è dietro l’angolo.
Il rischio di non essere più in grado di immaginarsi e sognarsi e scoprirsi unici è fortissimo.
Voci che parlano più forte e con mezzi apparentemente più accessibili formano un pensiero unico del quale poi è difficile liberarsi.
La principessa addormentata e il principe azzurro… che gran fregatura. Soprattutto se sono l’unica immagine a cui possiamo riferirci.
Frequentate i libri.
Le storie.
Le librerie.
Le biblioteche.
La diversità delle esperienze.
Le tante e differenti possibilità di essere.
Leggete e tra le parole troverete non solo un pezzo di voi stessi, ma anche qualcosa dell’altro che non siete ma che vi capiterà di certo di incontrare.
Leggete perché questo allenamento alle relazioni è uno degli antidoti più forti al razzismo, all’esclusione, al rifiuto di chi non è come noi che non ci farà paura perché diverso, anzi in quanto diverso ci interesserà.
Leggete, crescete liberi e felici”.
Roberto Parmeggiani


Seguono alcune note utili per comprendere come si svolgerà un Prato di libri
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Brasilidade

 

Un lungo viaggio in Brasile per presentare il mio ultimo albo illustrato “O Mundo de Arturo” (Editora Nos) e per partecipare al Festival Letterario di Araxà – Fliaraxa.

Un breve racconto fotografico in ordine assolutamente non cronologico

Per la maggior parte delle foto ringrazio la bravissima Juliana Lubini

 

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