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Compagni di viaggio involontari 1

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Ha la barba bianca e gli occhi pieni.
Di tempo, di scorci, di passioni.
Li strizza per leggere un messaggio, arriccia il naso poi alza un sopracciglio.
Apre lo zaino, con la pacatezza di chi ha ammaestrato il tempo. Prende una borraccia e beve alcuni sorsi.
La pelle del viso è piena di impronte, se le seguissi potrei perdermi nei mille rivoli di una vita.
Le mani grandi e le dita nodose di chi afferra e stringe con forza il timone, di chi si è rialzato tante volte.
Mani che sanno fare e che forti sanno aiutare.

A tratti pare smarrito, disteso tra i suoi pensieri.
Mi chiede dove siamo arrivati, come se a un tratto avesse perso il controllo del numero delle stazioni passate.
Che poi, forse, è l’essenza del suo andare.
Tenere fissa la meta ma perdere il controllo durante il viaggio, perché l’imprevedibile si scopra e lo sorprenda.

Indossa una felpa scura e un pile grigio.
Dalla tasca dei pantaloni di velluto esce il lembo di una busta bianca. Mi piacerebbe aprirla e leggervi un ricordo, un amore o forse un addio.

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L’odore degli abbracci

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L’odore degli abbracci.
Mi rimane attaccato dopo un incontro.
Scendendo la strada tra gli alti palazzi, immerso nel verde della collina, con la voce stanca per aver letto e parlato tanto, con nelle orecchie le tante domande, lo sento.
E’ l’odore che ti lasciano gli abbracci.
Sui vestiti, sulle guance, tra le mani.

E ti ricordi di quel bambino che forse parla troppo e dice cose anche a vanvera per farsi sentire, per farsi vedere, per manifestare la sua presenza.
Quel bambini che però, per il potere magico delle storie e delle relazioni, hai chiamato vicino per fargli ripetere quello che ha detto, perchè avevi sentito che aveva detto una cosa interessante.
E lui, per timore di essere sgridato, aveva cambiato risposta. Allora lo hai guardato e gli hai detto di non avare paura e ripetere quello che aveva detto quando era al posto perchè aveva detto una cosa davvero intelligente.
E lui, allora, ti aveva guardato stupito, lo stai dicendo proprio a me? Ma sei sicuro? Io, intelligente?

E mentre cammini veloce per andare a prendere un autobus che speri passi in orario, l’odore dell’abbraccio che quel bambino ti ha impresso sul cuore si posiziona come il pezzo di un puzzle che comincia a far parte di te.
E speri che anche in lui abbia trovato posto un piccolo mattoncino che lo aiuti a sentirsi più forte, più consapevole, più libero.

Grazie piccolo abbraccio!

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Rifiuta di essere il primo bullo del tuo bambino

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Dove nasce il bullismo?
Quando nasce?
Quanto noi adulti siamo responsabili?

Parole di rifiuto, giudizio, paura.
Parole screditanti, denigratorie, offensive.
Parole stereotipo, pregiudizio, emarginazione.
Sostengo da tempo che le parole costruiscono la nostra identità.

Soprattutto per ciò che riguarda il bullismo e le differenze di genere, abbiamo bisogno di costruire un nuovo vocabolario che ci sostenga nel costruire un contesto nel quale le differenze siano valorizzate, riconosciute e rispettate.
Senza seguire i più banali pregiudizi: il rosa è delle femmine e l’azzurro dei maschi; i maschi son più forti e le femmine più deboli; i maschi con le macchinine e le femmine con le bambole.

Un nuovo vocabolario che formi il nuovo contesto nel quale potremo vivere. Un contesto che sia il primo antidoto alla violenza, al sopruso, alla discriminazione.

Ecco, in questo gli adulti che si occupano di educazione hanno un ruolo molto importante nel definire quel vocabolario emotivo necessario per dire cosa sentiamo, che ci faccia sentire accettati per ciò che siamo, che ci liberi dalla necessità di definire e categorizzare l’altro.

“Rifiuta di essere il primo bullo del tuo bambino”

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Essere se stessi, un rischio

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In queste ultime settimane ho incontrato molti e molte adolescentigiovani

A parte il grande senso di speranza
Perchè, diciamocelo, non esistono solo i bimbiminkia
Poi certo ci sono anche gli ormai populisti e qualche germe di fascistello
Però, al netto di ciò, a me questi 17enni/20enni mi sono proprio piaciuti, mi hanno dato un momento di allegria, uno sprazzo di cielo, un senso di possibile
Certo, sono tosti, ambivalenti, un momento interessati e combattivi e, subito dopo, completamente assenti e disinteressati
Sempre interessanti, però

Il nostro campo di incontro è stata la scrittura e la lettura
Molti non leggono libri, qualcuno scrive (anche se si vergogna a dirlo) eppure sono affascinati dall’esprimersi attraverso le parole, dal ritmo lento della penna sul foglio, dalla lettura e dall’ascolto del pezzo di vita che l’altro ha messo sulla carta

Quanta fragilità, quante incertezze e paure ma anche quale profondità, quale immensità e quante piccole gioie insignificanti
Il desiderio di potersi liberare dagli stereotipi, dalle costrizioni, dalle imposizioni sociali
Essere ascoltati, capiti, amati indipendentemente da tutto

Io ricordo bene la mia adolescente giovinezza
Siamo ancora gli stessi, sempre gli stessi
Alla ricerca di chi possiamo essere, interessati a esprimere il nostro potenziali senza che il giudizio degli altri ci condizioni
Lo so, la relazione con l’altro, anche quando vincolo, è un passaggio fondamentale
Ma sentirsi un palloncino accerchiato da spille pronte a pungerti appena cerchi di cambiare, di crescere, di elevarti, di diventare te stesso, soprattutto quando essere te stesso esce dagli schemi predefiniti di chi ti sta attorno, è difficile

Ti lascia la continua sensazione di essere sbagliato
Eppure, in quel desiderio-paura,c’è l’unico rischio che vale sempre la pena correre
Essere se stessi

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Un voto non definisce il valore di una persona

Qualche giorno fa, dopo aver condiviso alcuni voti delle pagelle, ho inviato alle mie nipoti questo messaggio:

Per quanto mi riguarda, nel bene e nel male, un voto non definisce mai il valore di una persona, casomai ne valuta l’impegno, una prestazione o una capacità. Voi valete indipendentemente dai vostri voti e siete belle persone non per quello che fate ma per quello che appunto siete.

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Foto di Robert Doisneau

In questo periodo in cui si parla di scuola e apprendimento e si distribuiscono colpe come fossero coriandoli a carnevale, mi convinco sempre più che uno dei primi problemi è legato al fatto che abbiamo sovrapposto apprendimento e giudizio e il voto come principale parametro del valore di una ragazza o di un ragazzo. A scuola come a casa. Se vai bene a scuola sei bravo, se non vai bene a scuola non sei bravo.

Abbiamo ridotto l’apprendimento a un’azione senza scopo. Come se apprendere fosse principalmente una questione di prestazione. Come se l’imparare avesse valore solo in base alla valutazione che un’altro esprime su di noi. In ogni ordine di scuola. In ogni contesto educativo.

Eppure, l’apprendimento non è un’attività che ha a che fare solo con la volontà. Se non dialoga con la passione, se non provoca la sfida, se non fabbrica endorfine allora è destinato alla sconfitta.

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Illustrazione di Davide Bonazzi

Apprendere, soprattutto oggi in cui il puro reperimento delle informazioni è semplicissimo, deve abbinarsi allo scoprire, all’inventare e al creare.

E se è necessario definire parametri e obiettivi comuni, allo stesso tempo è indispensabile valorizzare i diversi percorsi che ci permettono di raggiungerli. E chi è responsabile dei processi didattici ed educativi dovrebbe, anche attraverso percorsi di formazione obbligatori, apprendere a valutare la diversità del giovane allievo come un alleato e non come un ostacolo. Quelle caratteristiche che sentiamo come distorte perché differenti dal nostro modo consueto di pensare e essere come occasioni.

Apprendere, come fare l’amore, deve fare battere il cuore, deve far sudare, deve far desiderare qualcosa che ha a che fare con l’infinito.

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