Printemps Littéraire Brésilien 2017

La Primavera Letteraria Brasiliana 2017 sta arrivando!
E grazie all’invito degli organizzatori, tra tutti Leonardo Tonus, anche io parteciperò insieme a più di 30 autori a incontri, presentazioni, laboratori
tra il 20 marzo e il 5 aprile 2017 in quattro paesi europei:
Francia, Belgio, Portogallo e Spagna.

In particolare, avrò la possibilità di presentare la mia prima opera di letteratura adulta, di cui vi parlerò nei prossimi giorni.

Come sempre una grande emozione
e un grande onore!
#printempslittérairebrésilien

 

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Mais de 30 romancistas, contistas, dramaturgos, poetas e ilustradores participarão da quarta edição do Printemps Littéraire Brésilien, que acontecerá entre os dias 20 de março e 5 de abril de 2017, em quatro países europeus (França, Bélgica, Portugal e Espanha). Debates, leituras, saraus literários, lançamentos de livros e ateliês de escrita criativa serão organizados em livrarias, centros culturais, espaços institucionais ou voltados ao ensino, em Paris (Université Paris-Sorbonne, Fondation Calouste Gulbenkian, Maison de l’Amérique Latine), Bruxelas (Université Libre de Bruxelles, Ambassade du Brésil à Bruxelles), Lisboa, Óbidos, Évora, Sintra (Biblioteca Nacional de Portugal, Universidade Nova, Universidade de Évora, Universidade Lusófona, Universidade de Lisboa, Livraria Ler Devagar, Livraria Ferin, Centro Cultural Braço de Prata)  e Barcelona (Centro Cultural do Brasil em Barcelona, Livraria Central del Raval). O estande do Brasil do Salon Livre Paris também receberá autores para sessões de autógrafo.

Printemps Littéraire Brésilien inscreve-se numa perspectiva pedagógica e se estende aos campos da promoção e divulgação da cultura e da literatura lusófonas. Trata-se de um encontro anual europeu inicialmente idealizado para promover e ampliar a formação de estudantes em letras inscritos nos cursos de português em instituições europeias. Desde a sua criação em 2014  pelo professor Leonardo Tonus (Université Paris-Sorbonne) o evento já se consolidou como um importante espaço de discussão literária, potencializando leituras e enriquecedoras experiências culturais em torno da língua portuguesa.

Para além de uma comissão organizadora composta por diversos atores do mundo do livro (editores, escritores, promotores culturais e estudantes em letras) a edição de 2017 do Printemps Littéraire Brésilien conta também com o apoio e a colaboração de diversos parceiros  brasileiros e europeus.

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Delegação oficial do Printemps Littéraire Brésilien 2017

Márcia Tiburi, Marcelo Maluf, Rafael Gallo, Sheyla Smanioto, Robson Viturino, Marta Barcellos, Luísa Geisler, Rodrigo Ciríaco, Susanna Busato, Marcelo Moutinho, Simone Paulino, Antonio Salvador, Nilma Lacerda, Marcos Peres, Claudia Nina, Henrique Rodrigues, Renata Bueno, Fábio Pereira Ribeiro, Andrea Nunes, José Santos, Socorro Acioli, Estevão Azevedo, Julia Wähmann, Mickael Cordeiro, Rui Zink, Roberto Parmeggiani, Mário Araujo, Carlos Henrique Schroeder, Godofredo de Oliveira Neto, João Guilhoto, Kátia Gerlach, João Vaz de Carvalho, Franklin Carvalho, Paulo Emílio Azevedo e Mário Rodrigues.

Comissão organizadora

Leonardo Tonus, Simone Paulino, Sara Novais Nogueira, Miguel Nogueira, Carlos Henrique Schroeder, Henrique Rodrigues, José Santos, Alexandre Staut, Flávio Carvalho e Mercedes Vaquero.

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Un voto non definisce il valore di una persona

Qualche giorno fa, dopo aver condiviso alcuni voti delle pagelle, ho inviato alle mie nipoti questo messaggio:

Per quanto mi riguarda, nel bene e nel male, un voto non definisce mai il valore di una persona, casomai ne valuta l’impegno, una prestazione o una capacità. Voi valete indipendentemente dai vostri voti e siete belle persone non per quello che fate ma per quello che appunto siete.

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Foto di Robert Doisneau

In questo periodo in cui si parla di scuola e apprendimento e si distribuiscono colpe come fossero coriandoli a carnevale, mi convinco sempre più che uno dei primi problemi è legato al fatto che abbiamo sovrapposto apprendimento e giudizio e il voto come principale parametro del valore di una ragazza o di un ragazzo. A scuola come a casa. Se vai bene a scuola sei bravo, se non vai bene a scuola non sei bravo.

Abbiamo ridotto l’apprendimento a un’azione senza scopo. Come se apprendere fosse principalmente una questione di prestazione. Come se l’imparare avesse valore solo in base alla valutazione che un’altro esprime su di noi. In ogni ordine di scuola. In ogni contesto educativo.

Eppure, l’apprendimento non è un’attività che ha a che fare solo con la volontà. Se non dialoga con la passione, se non provoca la sfida, se non fabbrica endorfine allora è destinato alla sconfitta.

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Illustrazione di Davide Bonazzi

Apprendere, soprattutto oggi in cui il puro reperimento delle informazioni è semplicissimo, deve abbinarsi allo scoprire, all’inventare e al creare.

E se è necessario definire parametri e obiettivi comuni, allo stesso tempo è indispensabile valorizzare i diversi percorsi che ci permettono di raggiungerli. E chi è responsabile dei processi didattici ed educativi dovrebbe, anche attraverso percorsi di formazione obbligatori, apprendere a valutare la diversità del giovane allievo come un alleato e non come un ostacolo. Quelle caratteristiche che sentiamo come distorte perché differenti dal nostro modo consueto di pensare e essere come occasioni.

Apprendere, come fare l’amore, deve fare battere il cuore, deve far sudare, deve far desiderare qualcosa che ha a che fare con l’infinito.

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Giorno della memoria – Scuola Ciliani Prato

27 gennaio 2017, ho incontrato 6 classi IV della Scuola Primaria Ciliani di Prato che ha aderito al Festival un Prato di libri con il classico “Il diario di Anna Frank”.

L’occasione era, ovviamente, il Giorno della Memoria. I bambini avevano già riflettuto insieme alle insegnanti, sapevano tutto sui campi di concentramento, sulla razza ariana, sugli ebrei.

Con il mio contributo, piccolo piccolo, ho cercato di riportare questi temi così grandi e lontani nel tempo, all’oggi.

L’odio per l’altro che viene definito inferiore, nasce da ciò che intendiamo per diversità. Gli oltre 100 bambini di ieri avevano tanti colori diversi, i più svariati nomi, alcune disabilità, tanti modi di stare, intervenire, dire e pensare… la rappresentazione perfetta della società in cui viviamo, dove convivono e si arricchiscono tanti tipi e tanti modi di essere umani… il primo vero anticorpo contro la xenofobia.

Felice e orgoglioso di seminare speranza!

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Jonas Burgert: ciò che potrebbe essere

Dal 27 al 30 gennaio si svolgerà a Bologna Arte Fiera – Fiera Internazionale dell’Arte Contemporanea. La città si riempirà di eventi legati all’arte aperti a tutti. Tra questi, presso il MAMbo – Museo d’arte moderna di Bologna, inaugurerà la prima personale in Italia dell’artista tedesco Jonas Burgert. Di lui e delle sue opere ho scritto nella rubrica Incontro all’arte all’interno della rivista HP-Accaparlante (in uscita in questi giorni). Ecco qui l’articolo.

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Un artista contemporaneo che dipinge, che dipinge grandi tele a olio e che riflette sul rapporto tra illusione e fisicità non poteva essere cresciuto se non a Berlino, tra il prima e il dopo che vede nella caduta del muro il suo spartiacque. Un artista in bilico, quindi, continuamente in trattativa tra ciò che vediamo da una parte del muro e ciò che inventiamo che ci sia dall’altra; tra ciò che posso toccare e ciò che posso sentire, sia esso reale o inventato.

La riflessione che sta alla base dell’opera artistica di Jonas Burgert, prende spunto da tutto ciò e in particolare dall’indagare quel desiderio dell’umanità di trovare un significato alla vita al di là della fisicità. Da sempre questo bisogno ha portato l’uomo a percorre il limite tra reale e immaginario, tra quello che è visibile e quello che invece non si vede ma che è altrettanto reale, almeno nella nostra mente.

“Le mie illustrazioni esprimono ciò che potrebbe essere”, dice. Un reale possibile, quindi, non fisicamente percepibile ma che influenza il nostro essere e le nostre scelte in modo talvolta vincolante. La creazione di eroi, dei, figure mitiche, religioni sono il desiderio di andare oltre, di spiegare o di trovare un senso a quella parte di esperienza umana ancora misteriosa, nel modo più ampio possibile e che conviva pacificamente con il razionale che crede vero solo ciò che vede.

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Ecco allora che trovano senso i colori fosforescenti al fianco di creature mitologiche o fiabesche rappresentati come dipinti classici. I riferimenti alla pittura rinascimentale e fiamminga sono espliciti come la relazione con le teorie psicoanalitiche di Freud che si mischiano con riferimenti diretti alla cultura pop contemporanea.

Uno degli aspetti più interessanti delle opere di Burgert è il fatto che, a un primo e veloce sguardo, allo spettatore pare di riconoscere quelle scene. Ha la sensazione di avere tutto sotto controllo. Questo, probabilmente, è la risposta inconscia che abbiamo di fronte a qualcosa che armonizza uno stile del passato con una finzione tipica del contemporaneo; un’immagine realizzata secondo canoni estetici ormai interiorizzati insieme a una comunicazione mediatica. È in fondo una rappresentazione di ciò che ci succede quotidianamente, come se nella immensa quantità di stimoli che riceviamo ogni giorno e che ci restituiscono una confusione apparentemente ordinata, le immagini del pittore tedesco ci rassicurassero perché, pur nella loro ricchezza di particolari, non ci appaiono estranee pur essendolo.

È un grande racconto dell’umano, in cui vengono rappresentate le infinite sfaccettature dell’essere. Le opere di Burgert restituiscono alla nostra coscienza quello che il nostro inconscio vuole celare, svelano alla nostra mente quello che la nostra stessa mente tende a definire onirico.

Se dovessi fare un parallelo letterario, penserei alla Divina Commedia di Dante, capace di raccontare la società civile e la struttura umana del suo tempo attraverso immagini allegoriche ma con un linguaggio che potremmo definire pop, contemporaneo e accessibile alla maggior parte della popolazione. Come Dante, anche il pittore berlinese, interpreta un sentimento, il proprio personale punto di vista che grazie al mezzo artistico diventa universale. La presentazione di una visione molto personale, altrimenti falsa, che deve essere rappresentativa però della situazione del genere umano, un ponte, potremmo dire, tra l’individuale e l’universale.

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“L’atto del dipingere è estremamente intimo. È come se presentassi la tua anima su un vassoio.” Ecco che l’intimità e l’onesta della proposta sono parti essenziali dell’opera del pittore berlinese che, non avendo paura di rendersi vulnerabile, riesce a rappresentare le fragilità umane: come in uno spettacolo teatrale ricco di colori e forme, tra fantasia e sogno ci conduce in un viaggio dentro e fuori, qui e oltre, tra certezze e desideri.

C’è infine un altro paradosso interessante nei dipinti di Jonas Burgert e ha a che fare ancora con l’apparenza. Le pitture, infatti, a un primo sguardo appaio molto decorate, ricche di orpelli, di abbellimenti. Questi elementi distraggono lo spettatore dal contenuto reale dell’opera e dalla tragedia spesso raccontata. Appare tutto piacevole anche quando, andando un po’ oltre, di piacevole c’è ben poco. Ma non è forse questo ciò che succede anche nella vita reale? Ci ritroviamo accerchiati da inutili decori che non fanno altro che intrattenerci, distraendoci dal contenuto, nascondendo le domande essenziali dell’esistere. Peccato o per fortuna, le questioni fondamentali rimangono e quando abbassiamo le difese, riemergono, nel buio della notte, portate per mano dal dolore, nel mondo libero dei sogni o chissà di fronte a un dipinto.

La ricchezza artistica di Jonas Burgert, forte e coraggioso a tal punto da esporre le sue insicurezze per avviare un dialogo con lo spettatore, è nella sua capacità di interpretare l’odierno restituendoci un’immagine di noi attraverso la quale fare un passo di coscienza. L’arte è lì per essere consumata dalla società. E se ci provocherà un’indigestione avrà comunque svolto il suo compito.

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Portici. Essenza di una città – Presentazione del libro a Bologna

Lunedì 30 gennaio alle ore 18 presenterò, alle librerie.coop Zanichelli di Bologna, il mio libro “Portici. Essenza di una città”.

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Copertina del libro

Il libro è nato all’interno del progetto di Candidatura dei portici di Bologna a Patrimonio Unesco e, anche per questo, ha il patrocinio del Comune di Bologna attraverso l’assessore Matteo Lepore che ne firma la presentazione.

Dopo averlo portato in Brasile, presso l’Istituto di cultura italiana dove, insieme all’Associazione Emiliano Romagnoli nel mondo, abbiamo presentato il libro e realizzato una mostra delle illustrazioni originali, finalmente verrà a presentarlo anche a Bologna.

L’incontro sarà moderato da Veronica Ceruti, Responsabile Mediazione culturale e Servizi educativi Istituzione Bologna Musei, collega e amica, con la quale parleremo del libro e della mia relazione con la città nella quale sono cresciuto. Divagheremo anche un po’ per raccontare dei altri libri, del Brasile in cui ho vissuto e dove sono stati pubblicati vari miei libri e di come la scrittura sia ormai parte della mia vita.

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L’evento in libreria

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un Prato di libri – 1° incontro sui classici

Primo incontro per “un Prato di libri”
Con tutte me stesso, corpo e espressioni comprese.

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A misura di bambino

Parliamo di classici: Zanna Bianca, Il libro della giungla, Roald Dahl.
E di come entrare nel mondo delle storie significa sapere da dove parti ma non dove arrivi o meglio, chi arrivi.

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Scuola Cuore Immacolato

Perchè i personaggi e le avventure delle storie, tutte le buone storie, ti permettono di immaginare il possibile e credere nell’impossibile.

Ti offrono tante possibili immagini di chi potresti essere.
Ti svelano che l’unica normalità è l’unicità.

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Scuole Gianni Rodari

C’è stato spazio anche per leggere i miei libri: #LaNonnaAddormentata(Kalandraka Italia) e #LaLezioneDegliAlberi (Massimiliano Piretti Editore)
E per emozionarsi: Ho letto il tuo libro e me ne sono innamorato (8 anni), Hai usato delle parole molto poetiche (9 anni), Io ho un progetto di aprire una libreria “Buone letture” (9anni)

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Raccontando La lezione degli alberi

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Buon 2017 – Anno della T

Manifesto 2017

Anno della T

“Esistono abitudini che è più onorevole trasgredire che seguire.”
(William Shakespeare)

trasgressione

Manifesto per il futuro.

Oroscopo letterario.

Parola bussola, che indichi il percorso, che  pungoli,

che non mi permetta di accomodarmi.

Il 2017, per me, sarà l’anno della T.

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T come trasgressione, l’andare al di là, oltre lo schema e lo spazio conosciuto. Oltre la sicurezza di un sapersi accettato, benvoluto, giusto.

Trasgressione come forzatura, rischio e ricerca. Sfide che voglio affrontare, luoghi che voglio conoscere, mondi che voglio scoprire.

 

Trasgressione come rottura, come scandalo, come prospettiva che mi proietti dove già voglio essere, dove chi voglio essere già esiste.

Un ponte, pericoloso, oltre il quale incontrare me stesso.

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Come il Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich, scruto l’orizzonte che conosco ma che, allo stesso tempo, appare misterioso. Desiderio e timore.

Trasgressione come forma della vita, come accettazione dell’unicità e della centralità del desiderio. Altruistico.

Trasgredire cioè scrivere cioè nascere.

Nuovamente.

Trasformare, trasformarmi, tramutarmi.

 

 

Buon anno 2016 – Anno della I

Buon anno 2015 – Anno della L

Buon anno 2014 – Anno della C

Buon anno 2013 – Anno della P

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