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Di là

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Arrivo trafelato al lavoro, dopo una difficile, come sempre, riunione in comune.
Prendo il telefono e senza fermarmi nemmeno un minuto, incalzato dalla mia collega Emanuela, chiamo una scuola per organizzare la partecipazione a un bando che scade… oggi.
Risponde la segreteria che va a verificare che la maestra possa venire al telefono.
Passano cinque minuti finché arriva.

Prima di parlare di lavoro, mi dice, svelami una cosa. Ma tu hai scritto un libro che si chiama Di là, su un bambino, il suo papà…?
Sì, rispondo incerto.
Il libro in effetti l’ho scritto e stavo aspettando a giorni la pubblicazione. (Ne erano state però stampate alcune copie da un’associazione che aveva amato il progetto, una delle quali immagino sia arrivata nelle mani della maestra.)
Lasciami dire, continua, emozionante, delicata e rassicurante. Bravo!
Rimango a bocca aperta, una bella sorpresa, inaspettata, per un libro coraggioso.
Quell’ultima parola, rassicurante, pronunciata da una maestra che stimo e soprattutto che conosce il polso dei bambini mi ha rassicurato, a sua volta.

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Brillo di questa bella allegria che ogni tanto gli intrecci della vita ti regalano, riparto e vado a incontrare dei ragazzi in una scuola superiore. Chiacchieriamo sul valore delle parole, sul potere delle parole, sull’uso che facciamo delle parole. Un bell’incontro, intenso, che consuma molte delle mie energie.
Torno a casa, mi rilasso un attimo poi apro facebook con calma e cosa trovo?

Di là è uscito!!!
In Spagna è già disponibile nei negozi mentre in Italia arriverà a inizio 2018 (è però possibile acquistarlo online).

AL OTRO LADO/DI LA’o
di Roberto Parmeggiani
illustrato dalla bravissima Anna Forlati
Ediciones La Fragatina!

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Inno alla diversità

La letteratura per l’infanzia è un inno alla diversità.

I libri per ragazzi, in relazione al tempo e al contesto culturale in cui nascono, sono quelli che rompono prima di altri gli stereotipi proponendo personaggi che escono dagli schemi.
Offrendo una grande varietà di immagini con le quali è possibile identificarsi, sono un buon antidoto all’omologazione.

Da Dickens a Roald Dahl.
Da Bianca Pitzorno a Jerry Spinelli.
Da Davide Calì a Oliver Jeffers.

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Una ricchezza di proposte che, però, deve essere messa a disposizione dei bambini, che deve essere resa sempre più accessibile, con la quale i bambini devono poter convivere quotidianamente.
Perché il rischio di uniformarsi è dietro l’angolo.
Il rischio di non essere più in grado di immaginarsi e sognarsi e scoprirsi unici è fortissimo.

Voci che parlano più forte e con mezzi apparentemente più accessibili formano un pensiero unico del quale poi è difficile liberarsi.
La principessa addormentata e il principe azzurro… che gran fregatura. Soprattutto se sono l’unica immagine a cui possiamo riferirci.

Frequentate i libri.
Le storie.
Le librerie.
Le biblioteche.
La diversità delle esperienze.
Le tante e differenti possibilità di essere.

Leggete e tra le parole troverete non solo un pezzo di voi stessi, ma anche qualcosa dell’altro che non siete ma che vi capiterà di certo di incontrare.

Leggete perché questo allenamento alle relazioni è uno degli antidoti più forti al razzismo, all’esclusione, al rifiuto di chi non è come noi che non ci farà paura perché diverso, anzi in quanto diverso ci interesserà.

Leggete, crescete liberi e felici.

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Quando potrò scrivere storie per bambini?

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Ho chiesto una volta a me stesso: quando potrò scrivere storie per bambini?

Quando avrò sofferto per una perdita?

Quando saprò stupirmi delle piccole cose?

Quando riuscirò a perdermi in un abbraccio?

Quando avrò letto mille libri?

Quando dimenticherò di essere grande?

Quando avrò imparato tutte le tecniche e le strategie?

Quando mi sarò perso in un bosco?

Quando conoscerò il dolore di un bernoccolo?

Quando mi sarò sporcato le mani nel fango?

Tutto questo è giusto, mi sono risposto.

Poi ho pensato che non si possono scrivere storie per bambini se prima non si diventa adulti coraggiosi.

Solo un adulto coraggioso trasforma in parole la cattiveria della strega, il dolore dell’assenza, la dolcezza dell’amore o la paura della morte.

 

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12 (sottovalutati) diritti dei bambini

 

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Norman Rockwell, dipinto di Ruby Bridges prima bambina Afro-Americana ad andare a scuola in una classe di bambini bianchi

In occasione dei festeggiamenti della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (20 novembre), elenco i miei 12 (sottovalutati) diritti dei bambini

1. Diritto al silenzio e anche a piccole dosi di solitudine, perché apprendano ad ascoltarsi e a non aver paura di stare con loro stessi

2. Diritto a sporcarsi, perché vivere senza sporcarsi è vivere un po’ meno

3. Diritto a vedere rispettato il proprio ritmo perché ognuno, in fondo, impara, cresce, scopre, conosce, ama a un ritmo unico

4. Diritto alle scoregge perché come dice un detto popolare: tromba di culo, sanità di corpo, chi non scoreggia è un uomo morto

5. Diritto alla mancanza per poter imparare a distinguere tra indispensabile e superfluo

5bis. Diritto al minimo indispensabile perchè l’indispensabile non è negoziabile

6. Diritto alla verità perché siamo noi adulti che pensiamo che i bambini siano incapaci di sopportarla

7. Diritto al contatto perché è il modo più facile per ricordarci che esistiamo

8. Diritto alla paura perché negare di aver paura è una delle violenze più tragiche

9. Diritto alla risata incontrollata anche in momenti poco opportuni: durante una lezione, al cinema, a tavola. E noi adulti, ridiamo insieme a loro

10. Diritto alle lacrime, perché imparare a piangere è più importante che imparare a parlare

11. Diritto allo sbaglio, la perfezione non esiste e di persone perfette non ce ne facciamo niente

12. Diritto alla libertà di essere quello che si è!

13. Diritto alla cittadinanza sempre e ovunque, perché non è il luogo in cui nasci a definire il tuo diritto ma è il nascere che di diritto ti fa cittadino di questa terra.

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i bambini e la natura sono il futuro dell’umanità

Con una trama che mette in primo piano il rapporto tra i bambini e la natura, il libro italiano La lezione degli alberi, scritto da Roberto Parmeggiani e illustrato da Attilio Palumbo, sarà lanciato in ottobre dalla Casa editrice DSOP, tradotto in portoghese.

Il libro racconta la storia di Enrico, un ragazzo che si rivolge al suo maestro per capire le differenze tra le persone e riceve un buon insegnamento su diversità e natura.

In un’intervista esclusiva, Parmeggiani spiega come l’idea del libro è nata e cosa si aspetta con il lancio del progetto in Brasile.

 – Come è nata l’idea di trattare il rapporto tra natura e bambini?

Mi occupo da tanti anni di educazione e, con il passare del tempo, mi sono convinto che uno dei temi centrali è quello del futuro. Come ci immaginiamo il nostro futuro? Cosa desideriamo costruire? Quali i nostri sogni e come pensiamo di realizzarli? Se penso alle risposte a queste domande, penso alla natura e ai bambini, singolarmente e in relazione tra loro perché i bambini e la natura sono oggettivamente il futuro dell’umanità. L’impegno che metteremo nell’educazione dei primi e nella cura della seconda e la capacità di valorizzare le differenze e preservare la biodiversità, saranno gli elementi che determineranno lo sviluppo dei prossimi decenni.

 – Il confronto tra bambini e alberi è il punto più alto del libro. Come è nata questa ispirazione?

Sono cresciuto in una zona di campagna e quando ero bambino mi piaceva arrampicarmi sugli alberi, sentirne il profumo, abbracciarli e, soprattutto, sono sempre stato affascinato (e lo sono ancora) dalla loro capacità di cambiare pur rimanendo sempre loro stessi. Inoltre gli alberi sono tutti diversi ma, allo stesso tempo, tutti figli della stessa terra. Proprio come i bambini.

Ecco, quando ho pensato di affrontare il tema della diversità è stato logico pensare di mettere in relazione bambini e alberi.

 – Quali sono stati gli spunti che hanno portato alla creazione dei personaggi Enrico, Paola e Dino?

Enrico e Paola mi sono venuti incontro tra le parole della storia. Non vorrei risultare troppo poetico ma è stato proprio così. Si sono presentati e io ho ascoltato la loro storia. Che poi è la storia di tanti bambini che ho conosciuto. Io l’ho solo presa in prestito e l’ho raccontata.

Dino, invece, è un personaggio reale. È stato il primo maestro del piccolo paese in cui sono nato e cresciuto e, per tutta la vita, è rimasto tale per bambini e adulti, punto di riferimento storico e culturale.

– Che effetto speri possa avere il libro sui bambini?

Quando scrivo una storia il mio desiderio è che i bambini che la leggeranno possano riconoscersi e trovare in quelle parole un pezzo della loro vita quotidiana. Mi piace pensare che, dopo aver letto una delle mie storie, i bambini pensino ”Proprio com’è successo a me!”.

La lezione degli alberi è stata scritta con questo obiettivo e la mia più grande speranza è che parli la lingua dei bambini, perché è per questo che è nata: entrare in contatto con il cuore dei bambini e aiutarli a conoscere qualcosa di nuovo su loro stessi e sugli altri.

– Quali sono le tue aspettative per il lancio del lavoro in Brasile?

Sono felicissimo che questo nuovo progetto veda la luce in un paese che amo tanto. Ho vissuto a San Paolo un anno e mezzo e, da allora, il Brasile è nel mio cuore. Spero che il pubblico brasiliano ascolti questa lezione non come una predica noiosa ma come si ascoltano le parole di una madre che ci vuole bene e che sa ciò di cui abbiamo bisogno.

– Come il tuo lavoro con i bambini e le persone con disabilità influenza le tue opere?

Il lavoro che faccio è la fonte di tutti gli ingredienti necessari per preparare una buona storia. Come un cercatore raccolgo esperienze, emozioni, parole, sguardi e tutto ciò che mi possa aiutare a scrivere storie sincere, che dicano la verità. Inoltre, stare in relazione con bambini o con persone con disabilità è un continuo esercizio di fantasia e creatività, ingredienti essenziali per uno scrittore.

Intervista originale pubblicata editoradsop

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