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Scandalizzate i bambini

Scandalizzate i bambini

Lo scandalo è un ostacolo
è vero
una difficoltà
ma per crescere abbiamo bisogno di ostacoli
di sfide che ci mettano alla prova
di fatiche da superare
di prove da sostenere

se gli ostacoli non si vedono
perché li nascondiamo
perché evitiamo di mostrarli
come potremo conoscerli
e prepararci ad affrontarli

Scandalizzatevi insieme ai bambini
guardate gli ostacoli negli occhi
affrontate insieme le salite
la mancanza di senso
la paura
l’incomprensibile
l’immensità del cielo
lo smarrimento dell’infinito
il dolore
il disgusto
la profondità del burrone
il silenzio

Scandalizzatevi
ma non fuggite
non negate
non lasciate da soli i bambini
perché prima o poi
un ostacolo lo incontreranno

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una settimana da scrittore: sabato

Sabato

24° – 28°

C’è un dipinto che porto con me dalle superiori.

Si tratta di Caspar David Friedrich, Wanderer Above the Sea of Fog.

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Oggi mi sono reso conto che anche io sono salito su quello sperone di roccia.

Di essermi affacciato, quasi inconsapevolmente, su quell’infinito.

Misterioso e attraente.

Non so ancora cosa c’è sotto, cosa riserva l’orizzonte.

Eppure ho deciso, non solo di salire e di affacciarmi, ma anche di andare oltre, di lanciarmi.

Di rischiare e di scoprire cosa c’è sotto a quelle nuvole.

Le parole che ho seminato qualche giorno fa hanno cominciato a germogliare.

Sono ancora piccoli e fragili, questi germogli.

Con attenzione ho iniziato a mettere insieme altre parole, a ipotizzare possibili percorsi, incidenti, curve.

A immaginare chi abita la storia, cosa fa, con chi. Cosa gli piace e cosa lo affascina.

Ho iniziato, cioè, a scrivere.

Quelle parole erano il preludio a…

A cosa?

Che paura!

Mi stavano parlando, quelle parole, mi stavano chiedendo di aiutarle, di essere coraggioso, di rischiare.

Un romanzo, breve. Ma noi vogliamo diventare un romanzo, ci stai?

…….

….

.

Sì, ci sto!

Salto, volo, rischio.

E vinco!

Presto sentirete parlare di un piccolo ma coraggioso cavaliere.

 

Quindi è tutto finito?

Sì, la settimana è finita e si torna a casa.

No, come farò a casa. Mille impegni, il lavoro, la famiglia, il cane…

Per scrivere non serve uno spazio o un tempo…

Come no?

Scrivere è, prima di tutto, un’attitudine, un modo di essere, di vivere.

Come guardi le cose, che domande ti fai, quanto sei generoso e disposto a perdere un pezzo di te da dare agli altri.

Fa male?

Sì, un po’ fa male. Ma amare non fa un po’ male?

Un grazie speciale ai miei compagni di viaggio: Angela, Attilio, Daniela, Paola, iltopolino e illeoncino. Alla Fabbrica delle favole, a Macerata, al caldo.

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scivere come viaggiare

Scrivere come viaggiare.

Capita di vagare nel deserto e di vedere lo stesso paesaggio, gli stessi colori per molte ore finchè, dietro a una duna solitaria, incontri un’oasi e il verde ti invade e l’acqua ti rigenera.

Capita di perderti per le vie di una grande città, senza punti di riferimento tra odori segreti e rumori alienanti, scruti la gente che passa, che ti sorpassa, ti senti solo, abbandonato finchè incontri uno sguardo, un mondo infinito da raccontare.

Io narro per conoscere, per conoscermi e per farmi conoscere, non ho ancora trovato modo migliore per guarire le mie ferite e diventare uomo. Il tempo scorre, non lasciatevi scappare le occasioni giuste per raccontare qualcosa di voi. Indifesi mostrate il vostro cuore, non ne rimarrete delusi.

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che cosa puoi fare tu per la Chiesa?

Non ho mai amato tanto questo Papa.

Pur riconoscendo certe sorprese, non ho mai apprezzato il suo sguardo al passato, il suo difendere, la sua difficoltà a innovare, a valorizzare il ruolo delle donne, a leggere la bibbia con occhi nuovi, ad affermare un’etica rispettosa della dignità umana, di ieri e di oggi.

Detto ciò, di fronte alle sue dimissioni, secondo quello che sento, i cattolici non dovrebbero disperarsi per la sua dipartita o elogiare la sua grande umiltà.

Certo, anche io le riconosco.

Credo però che di fronte a tale gesto i cattolici, dai vertici fino alle ultime basi, dovrebbero preoccuparsi e, successivamente, occuparsi della propria chiesa.

Questo gesto, da una parte mi sembra rivoluzionario, dall’altra un’arresa.

Un’arresa contro il carrierismo, contro un certo modo di pensare la chiesa come un qualsiasi luogo di potere e di azione politica, contro un degrado umano dilagante, contro un uso discutibile del denaro, contro correnti che invece di fare comunione fanno corruzione ecc ecc.

Rivoluzionario perché dice che così non va bene, ci ho provato ma non sono riuscito a cambiare per il meglio. Riconosco la mia poca forza.

Arreso, rivoluzionario e consapevole.

Consapevole dei suoi limiti ma non ancora delle soluzioni. Se non quella di attivare un processo realmente riformativo.

Per i cattolici queste dimissioni dovrebbero risultare come un grido di dolore e allarme.

Certo, per chi frequenta ogni tanto la messa, è un po’ come scoprire l’acqua calda.

Però ciò che dice questo Papa è ancora più forte: il nemico non è fuori, il nemico è dentro.

Per questo, seppur confidi nello Spirito Santo, non vedo come un buon segno il toto Papa. A forza di far calcoli vengono bene anche le operazioni sbagliate.

E non credo ci sia più tempo da perdere.

Condivido le parole dette dal Cardinal Martini nella sua ultima intervista:

“La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio? Comunque la fede è il fondamento della Chiesa. La fede, la fiducia, il coraggio. Io sono vecchio e malato e dipendo dall’aiuto degli altri. Le persone buone intorno a me mi fanno sentire l’amore. Questo amore è più forte del sentimento di sfiducia che ogni tanto percepisco nei confronti della Chiesa in Europa. Solo l’amore vince la stanchezza. Dio è Amore. Io ho ancora una domanda per te: che cosa puoi fare tu per la Chiesa?”

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tutto è cultura (27 gennaio – giornata della memoria)

La cultura in senso lato può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Essa non comprende solo l’arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali degli esseri umani, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze. UNESCO, Conferenza mondiale sulle politiche culturali del 1982 a Città del Messico.

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Tutto è cultura, perfino il fascismo e il nazismo.

Tutto è cultura, perfino i forni crematori e la puzza di ossa bruciate.

Tutto è cultura, perfino i calci in faccia e il muro delle esecuzioni.

Tutto è cultura, perfino le leggi razziali e i vagoni strapieni di persone.

Tutto è cultura, perfino il silenzio di chi sapeva e il non indagare di chi non voleva sapere.

Tutto è cultura, perfino gli esperimenti di eugenetica e i disabili che sono un costo.

Tutto è cultura, perfino l’antisemitismo, l’antizingari, l’antidissidenti, l’antiomosessuali, l’antiintellettuali.

Tutto è cultura, perfino la revisione della storia e la negazione dello sterminio.

Tutto è cultura, per sfortuna.

Tutto è cultura, per fortuna.

Anche noi quando pensiamo e quando non pensiamo, quando agiamo e quando non agiamo, quando parliamo e quando non parliamo, quando protestiamo e quando non protestiamo, quando crediamo e quando non crediamo, quando ricordiamo e quando dimentichiamo.

“La cultura in senso lato può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale”

 

 

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