Archivi tag: cultura

Essere se stessi, un rischio

6bfb43e9134c8e7e92385b50ca04d137

In queste ultime settimane ho incontrato molti e molte adolescentigiovani

A parte il grande senso di speranza
Perchè, diciamocelo, non esistono solo i bimbiminkia
Poi certo ci sono anche gli ormai populisti e qualche germe di fascistello
Però, al netto di ciò, a me questi 17enni/20enni mi sono proprio piaciuti, mi hanno dato un momento di allegria, uno sprazzo di cielo, un senso di possibile
Certo, sono tosti, ambivalenti, un momento interessati e combattivi e, subito dopo, completamente assenti e disinteressati
Sempre interessanti, però

Il nostro campo di incontro è stata la scrittura e la lettura
Molti non leggono libri, qualcuno scrive (anche se si vergogna a dirlo) eppure sono affascinati dall’esprimersi attraverso le parole, dal ritmo lento della penna sul foglio, dalla lettura e dall’ascolto del pezzo di vita che l’altro ha messo sulla carta

Quanta fragilità, quante incertezze e paure ma anche quale profondità, quale immensità e quante piccole gioie insignificanti
Il desiderio di potersi liberare dagli stereotipi, dalle costrizioni, dalle imposizioni sociali
Essere ascoltati, capiti, amati indipendentemente da tutto

Io ricordo bene la mia adolescente giovinezza
Siamo ancora gli stessi, sempre gli stessi
Alla ricerca di chi possiamo essere, interessati a esprimere il nostro potenziali senza che il giudizio degli altri ci condizioni
Lo so, la relazione con l’altro, anche quando vincolo, è un passaggio fondamentale
Ma sentirsi un palloncino accerchiato da spille pronte a pungerti appena cerchi di cambiare, di crescere, di elevarti, di diventare te stesso, soprattutto quando essere te stesso esce dagli schemi predefiniti di chi ti sta attorno, è difficile

Ti lascia la continua sensazione di essere sbagliato
Eppure, in quel desiderio-paura,c’è l’unico rischio che vale sempre la pena correre
Essere se stessi

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in EDUCAZIONE ALLA DIVERSITA', SGUARDI

A proposito del termine diversamente abile

haring-680x365

Ogni tanto tornano fuori le critiche a questa definizione, incriminata di essere politically correct e non adeguata a definire le persone che hanno una disabilità.

Una definizione limitata, ipocrita per Franco Bomprezzi.

In effetti è così, solo in parte però.

Perchè credo che lo sviluppo culturale, che passa anche attraverso le parole in modo sostanziale, debba qualcosa a questa definizione tanto accusata.

Oggi possiamo dire Persona con disabilità, come giustamente dice l’Onu nella dichiarazione dei diritti, ponendo l’attenzione su persona anche perchè abbiamo introiettato l’idea che esistano abilità diverse.

Leggiamo disabilità ma riusciamo a non fermarci lì e a dare spazio alla persona e alle sue abilità/competenze/qualità senza negare limiti e deficit, proprio perchè disabile non significa solo non-abile ma anche diversamente abile.

Le parole e le definizioni sono limitate, dipendono dal contesto, da chi le pronuncia, dall’intenzione.

Diversamente abile è più limitata di persona con disabilità, anzi forse oggi possiamo dire che è sbagliata e quasi dannosa.

Porge il fianco al pietismo.

Rischia di negare il limite, di presentare una realtà falsata.

Nasconde invece di svelare.

Non c’è dubbio.

Però credo che la definizione Persone con disabilità, oggi, non avrebbe la stessa forza e lo stesso valore se non fossimo passati anche da lì.

P.S. Se volete approfondire la questione dei termini, leggete questo esaustivo articolo di Claudio Arrigoni

1 Commento

Archiviato in SGUARDI

scivere come viaggiare

Scrivere come viaggiare.

Capita di vagare nel deserto e di vedere lo stesso paesaggio, gli stessi colori per molte ore finchè, dietro a una duna solitaria, incontri un’oasi e il verde ti invade e l’acqua ti rigenera.

Capita di perderti per le vie di una grande città, senza punti di riferimento tra odori segreti e rumori alienanti, scruti la gente che passa, che ti sorpassa, ti senti solo, abbandonato finchè incontri uno sguardo, un mondo infinito da raccontare.

Io narro per conoscere, per conoscermi e per farmi conoscere, non ho ancora trovato modo migliore per guarire le mie ferite e diventare uomo. Il tempo scorre, non lasciatevi scappare le occasioni giuste per raccontare qualcosa di voi. Indifesi mostrate il vostro cuore, non ne rimarrete delusi.

20130331_160706

1 Commento

Archiviato in LA POESIA, SGUARDI

tutto è cultura (27 gennaio – giornata della memoria)

La cultura in senso lato può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Essa non comprende solo l’arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali degli esseri umani, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze. UNESCO, Conferenza mondiale sulle politiche culturali del 1982 a Città del Messico.

20120808_142306

Tutto è cultura, perfino il fascismo e il nazismo.

Tutto è cultura, perfino i forni crematori e la puzza di ossa bruciate.

Tutto è cultura, perfino i calci in faccia e il muro delle esecuzioni.

Tutto è cultura, perfino le leggi razziali e i vagoni strapieni di persone.

Tutto è cultura, perfino il silenzio di chi sapeva e il non indagare di chi non voleva sapere.

Tutto è cultura, perfino gli esperimenti di eugenetica e i disabili che sono un costo.

Tutto è cultura, perfino l’antisemitismo, l’antizingari, l’antidissidenti, l’antiomosessuali, l’antiintellettuali.

Tutto è cultura, perfino la revisione della storia e la negazione dello sterminio.

Tutto è cultura, per sfortuna.

Tutto è cultura, per fortuna.

Anche noi quando pensiamo e quando non pensiamo, quando agiamo e quando non agiamo, quando parliamo e quando non parliamo, quando protestiamo e quando non protestiamo, quando crediamo e quando non crediamo, quando ricordiamo e quando dimentichiamo.

“La cultura in senso lato può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale”

 

 

1 Commento

Archiviato in EDUCAZIONE ALLA DIVERSITA', SGUARDI

ci piace giocare al parco, quello pubblico

A seguito dell’ipotesi del Comune di Bologna di privatizzare i parchi pubblici, affidando il servizio ad aziende private che farebbero pagare un biglietto di qualche euro, ecco il pensiero di un ideale bambino.

Caro sindaco Virginio,

caro assessore Patrizia.

Mi piace molto giocare: correre, saltare, sull’altalena, nel castello, sulla giostra.

Da solo ma soprattutto con gli altri bambini.

I miei amici ma anche quelli che incontro per caso quando vado al parco con il nonno.

Giorgio, il mio nonno, mi dice sempre che al parco pubblico si gioca con tutti, senza urlare troppo e, soprattutto, si usano le cose per bene. Io ci provo anche se a volte con Luca saliamo sullo scivolo al contrario oppure scaviamo delle buche nella sabbia oppure saliamo con i piedi sull’altalena.

Il nonno allora mi chiama (anche se a volte basta uno sguardo) per ricordarmi come ci si deve comportare.

Oggi ho sentito il nonno che parlava con la nonna di Michele.

Non ho capito bene perché stavamo correndo ma dicevano cose del tipo: il comune non ha i soldi… per aggiustare i danni fatti dai vandali… ma questo è un parco pubblico… due euro per entrare, da pagare…

Non ho ben capito, poi ho detto a Michele che mio nonno mi dice sempre che il parco è un bel regalo che viene fatto a tutti i bambini della città. E Michele mi ha detto che una volta ha chiesto alla sua nonna perché il parchetto non si paga come quando vai a Mirabilandia e lei gli ha risposto che il parchetto lo paghi trattandolo bene.

È vero che non tutti lo trattano bene, non solo trai bambini ma anche tra gli adulti che non dicono nulla quando vedono delle cose sbagliate.

Quando ho chiesto qualche spiegazione al nonno lui mi ha insegnato una parola, ogni tanto me ne insegna una nuova.

Cultura, mi ha detto, è ciò che ci rende cittadini e che ci permette di vivere bene, tutti insieme, rispettando (rispetto me l’aveva già insegnata) le cose che sono di tutti, che sono mie ma anche degli altri.

Allora caro Virginio e cara Patrizia io vi chiedo per favore di non vendere la cultura a due euro. A noi bambini non serve un biglietto di ingresso per capire che le cose si devono trattare bene, ci serve qualcuno che ci educhi e ci insegni ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, anche al parco.

Perché ci piace giocare al parco, quello pubblico.

Perché non organizziamo un bel laboratorio durante il quale i bambini lavorano per rimettere a posto i giochi? Dipingere, decorare, pulire… Insieme a dei signori capaci… per esempio mio nonno è un ingegnere.

IMG_6012

Lascia un commento

Archiviato in EDUCAZIONE ALLA DIVERSITA', SGUARDI