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scivere come viaggiare

Scrivere come viaggiare.

Capita di vagare nel deserto e di vedere lo stesso paesaggio, gli stessi colori per molte ore finchè, dietro a una duna solitaria, incontri un’oasi e il verde ti invade e l’acqua ti rigenera.

Capita di perderti per le vie di una grande città, senza punti di riferimento tra odori segreti e rumori alienanti, scruti la gente che passa, che ti sorpassa, ti senti solo, abbandonato finchè incontri uno sguardo, un mondo infinito da raccontare.

Io narro per conoscere, per conoscermi e per farmi conoscere, non ho ancora trovato modo migliore per guarire le mie ferite e diventare uomo. Il tempo scorre, non lasciatevi scappare le occasioni giuste per raccontare qualcosa di voi. Indifesi mostrate il vostro cuore, non ne rimarrete delusi.

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Archiviato in LA POESIA, SGUARDI

farsi prossimi

Tentativo di mettermi nei panni di Gino Strada.

Tento inutilmente di definire confini, proteggermi, per direzionare meglio le forze e gli interventi, ma le uniche frontiere che riconosco sono quelle umane, corpi come misteriosi involucri di carne e spirito che non hanno bisogno di check-point o permessi di soggiorno per essere attraversati.

“Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra. Per quanto possa sembrare solo un gioco di parole, la differenza, per me, la fanno le migliaia di persone che ho incontrato in questi anni.

Non metto in dubbio che la pace sia un obiettivo primario per il futuro dell’umanità, però, troppo spesso, per realizzarla qualcuno pensa che sia necessarie una ‘missioni di pace’.

Io no.

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che cosa puoi fare tu per la Chiesa?

Non ho mai amato tanto questo Papa.

Pur riconoscendo certe sorprese, non ho mai apprezzato il suo sguardo al passato, il suo difendere, la sua difficoltà a innovare, a valorizzare il ruolo delle donne, a leggere la bibbia con occhi nuovi, ad affermare un’etica rispettosa della dignità umana, di ieri e di oggi.

Detto ciò, di fronte alle sue dimissioni, secondo quello che sento, i cattolici non dovrebbero disperarsi per la sua dipartita o elogiare la sua grande umiltà.

Certo, anche io le riconosco.

Credo però che di fronte a tale gesto i cattolici, dai vertici fino alle ultime basi, dovrebbero preoccuparsi e, successivamente, occuparsi della propria chiesa.

Questo gesto, da una parte mi sembra rivoluzionario, dall’altra un’arresa.

Un’arresa contro il carrierismo, contro un certo modo di pensare la chiesa come un qualsiasi luogo di potere e di azione politica, contro un degrado umano dilagante, contro un uso discutibile del denaro, contro correnti che invece di fare comunione fanno corruzione ecc ecc.

Rivoluzionario perché dice che così non va bene, ci ho provato ma non sono riuscito a cambiare per il meglio. Riconosco la mia poca forza.

Arreso, rivoluzionario e consapevole.

Consapevole dei suoi limiti ma non ancora delle soluzioni. Se non quella di attivare un processo realmente riformativo.

Per i cattolici queste dimissioni dovrebbero risultare come un grido di dolore e allarme.

Certo, per chi frequenta ogni tanto la messa, è un po’ come scoprire l’acqua calda.

Però ciò che dice questo Papa è ancora più forte: il nemico non è fuori, il nemico è dentro.

Per questo, seppur confidi nello Spirito Santo, non vedo come un buon segno il toto Papa. A forza di far calcoli vengono bene anche le operazioni sbagliate.

E non credo ci sia più tempo da perdere.

Condivido le parole dette dal Cardinal Martini nella sua ultima intervista:

“La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio? Comunque la fede è il fondamento della Chiesa. La fede, la fiducia, il coraggio. Io sono vecchio e malato e dipendo dall’aiuto degli altri. Le persone buone intorno a me mi fanno sentire l’amore. Questo amore è più forte del sentimento di sfiducia che ogni tanto percepisco nei confronti della Chiesa in Europa. Solo l’amore vince la stanchezza. Dio è Amore. Io ho ancora una domanda per te: che cosa puoi fare tu per la Chiesa?”

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tutto è cultura (27 gennaio – giornata della memoria)

La cultura in senso lato può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Essa non comprende solo l’arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali degli esseri umani, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze. UNESCO, Conferenza mondiale sulle politiche culturali del 1982 a Città del Messico.

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Tutto è cultura, perfino il fascismo e il nazismo.

Tutto è cultura, perfino i forni crematori e la puzza di ossa bruciate.

Tutto è cultura, perfino i calci in faccia e il muro delle esecuzioni.

Tutto è cultura, perfino le leggi razziali e i vagoni strapieni di persone.

Tutto è cultura, perfino il silenzio di chi sapeva e il non indagare di chi non voleva sapere.

Tutto è cultura, perfino gli esperimenti di eugenetica e i disabili che sono un costo.

Tutto è cultura, perfino l’antisemitismo, l’antizingari, l’antidissidenti, l’antiomosessuali, l’antiintellettuali.

Tutto è cultura, perfino la revisione della storia e la negazione dello sterminio.

Tutto è cultura, per sfortuna.

Tutto è cultura, per fortuna.

Anche noi quando pensiamo e quando non pensiamo, quando agiamo e quando non agiamo, quando parliamo e quando non parliamo, quando protestiamo e quando non protestiamo, quando crediamo e quando non crediamo, quando ricordiamo e quando dimentichiamo.

“La cultura in senso lato può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale”

 

 

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apprendere nuove strade

La sede dell’Associazione CDH e della Cooperativa Accaparlante per la quale lavoro è stata dichiarata inagibile per ‘crepe nel sottotetto e nel pavimento del primo piano con elevatissima possibilità di cedimento’. (tralascio ogni tipo di polemica, per ora).

Abbandonata la struttura, ne abbiamo cercata e fortunatamente trovata un’altra.

La prima cosa che abbiamo scoperto è di avere molti amici, tante persone che ci vogliono bene e si sono prese cura di noi.

La nuova struttura che ci ospita si trova dall’altra parte della città, in una zona che non conosco, che pochi di noi conoscono, che non avevo mai raggiunto, nella quale è difficile orientarsi.

Orientarsi, in questo momento, è il problema, mio, dei miei colleghi e delle persone con disabilità che lavorano con noi. Orientarsi, non solo per trovare la strada giusta ma anche per riprendere il lavoro, per rimettere insieme il gruppo, le relazioni, i tempi. Perdere quello spazio è stato come ritrovarsi improvvisamente nudi: come fare? Che fare? In che modo fare?

Come dice Sandra “Voglio condividere con tutti voi la fatica di questo adattamento, la difficoltà di sentirsi “a spasso”, di rispondere alle emergenze, di sentire il carico di tante persone che trovano nel CDH un punto di riferimento oltre a un luogo di lavoro. E ora il punto di riferimento, almeno quello fisico, vacilla anche per noi.”

Mentre, lunedì, cercavo la strada per tornare a casa leggevo il nome di quelle vie e pensavo a quante cose nuove mi stavano cadendo addosso.

Faticoso coglierle e ordinarle.

Faticoso ma anche estremamente stimolante.

Apprendere nuove strade.

Ecco, forse, cosa ci sta insegnando questa nuova (dis)avventura.

Ridefinire una mappa relazionale, organizzativa, lavorativa, scoprendo nuove strade di comunicazione, nuovi quartieri emotivi, nuovi scorci sul nostro modo di fare, nuovi negozietti nei quali trovare prodotti, fino ad ora sconosciuti, in fondo nuove opportunità. Trovare, dietro l’angolo, un nuovo segnale stradale, un sentierino nascosto, un giardino con un bel tavolo di legno, nuovi luoghi di incontro, anche e soprattutto con noi stessi.

Apprendere nuove strade, per riadattarsi, non solo come azione passiva che toglie qualcosa, ma anche come atteggiamento attivo che permette, scavando un po’, di scoprire un tesoro, nuove risorse da mettere in gioco.

Non c’è dubbio che un gruppo come il nostro saprà trarre da un’esperienza come questa nuovi orizzonti, nuove strade da percorrere. E lo farà, come al solito, con tanto caffè e molte risate.

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