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Collegialità cioè me ne importa e mi sta a cuore perché è nostro!

Di Don Lorenzo Milani si possono dire tante cose.

Perché sono tante le piccole e grandi sollecitazioni che ci ha lasciato.

Sia per quanto riguarda la Chiesa che per quanto riguarda la scuola e l’educazione in generale.

Uno degli aspetti per me più interessanti e che abbiamo un estremo bisogno di recuperare è il concetto di collegialità.

Il libro più famoso di Don Milani (ma non solo quello), Lettera a una professoressa non è suo o almeno solo suo ma è il risultato di un lavoro collettivo.

È scritto da molte mani, frutto di diversi punti di vista.

Al di là del contenuto, ancora entusiasmante per chi crede in una scuola che non “fa parti uguali tra diseguali”, la forma in questo caso è un invito, una proposta e una sollecitazione assolutamente attuale.

Per la scuola ma non solo.

Se la scuola, infatti, è proiezione della futura società, domandarci che scuola vogliamo oggi significa immaginare in quale società vogliamo vivere domani. Continua a leggere

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Un voto non definisce il valore di una persona

Qualche giorno fa, dopo aver condiviso alcuni voti delle pagelle, ho inviato alle mie nipoti questo messaggio:

Per quanto mi riguarda, nel bene e nel male, un voto non definisce mai il valore di una persona, casomai ne valuta l’impegno, una prestazione o una capacità. Voi valete indipendentemente dai vostri voti e siete belle persone non per quello che fate ma per quello che appunto siete.

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Foto di Robert Doisneau

In questo periodo in cui si parla di scuola e apprendimento e si distribuiscono colpe come fossero coriandoli a carnevale, mi convinco sempre più che uno dei primi problemi è legato al fatto che abbiamo sovrapposto apprendimento e giudizio e il voto come principale parametro del valore di una ragazza o di un ragazzo. A scuola come a casa. Se vai bene a scuola sei bravo, se non vai bene a scuola non sei bravo.

Abbiamo ridotto l’apprendimento a un’azione senza scopo. Come se apprendere fosse principalmente una questione di prestazione. Come se l’imparare avesse valore solo in base alla valutazione che un’altro esprime su di noi. In ogni ordine di scuola. In ogni contesto educativo.

Eppure, l’apprendimento non è un’attività che ha a che fare solo con la volontà. Se non dialoga con la passione, se non provoca la sfida, se non fabbrica endorfine allora è destinato alla sconfitta.

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Illustrazione di Davide Bonazzi

Apprendere, soprattutto oggi in cui il puro reperimento delle informazioni è semplicissimo, deve abbinarsi allo scoprire, all’inventare e al creare.

E se è necessario definire parametri e obiettivi comuni, allo stesso tempo è indispensabile valorizzare i diversi percorsi che ci permettono di raggiungerli. E chi è responsabile dei processi didattici ed educativi dovrebbe, anche attraverso percorsi di formazione obbligatori, apprendere a valutare la diversità del giovane allievo come un alleato e non come un ostacolo. Quelle caratteristiche che sentiamo come distorte perché differenti dal nostro modo consueto di pensare e essere come occasioni.

Apprendere, come fare l’amore, deve fare battere il cuore, deve far sudare, deve far desiderare qualcosa che ha a che fare con l’infinito.

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un Prato di libri – 1° incontro sui classici

Primo incontro per “un Prato di libri”
Con tutte me stesso, corpo e espressioni comprese.

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A misura di bambino

Parliamo di classici: Zanna Bianca, Il libro della giungla, Roald Dahl.
E di come entrare nel mondo delle storie significa sapere da dove parti ma non dove arrivi o meglio, chi arrivi.

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Scuola Cuore Immacolato

Perchè i personaggi e le avventure delle storie, tutte le buone storie, ti permettono di immaginare il possibile e credere nell’impossibile.

Ti offrono tante possibili immagini di chi potresti essere.
Ti svelano che l’unica normalità è l’unicità.

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Scuole Gianni Rodari

C’è stato spazio anche per leggere i miei libri: #LaNonnaAddormentata(Kalandraka Italia) e #LaLezioneDegliAlberi (Massimiliano Piretti Editore)
E per emozionarsi: Ho letto il tuo libro e me ne sono innamorato (8 anni), Hai usato delle parole molto poetiche (9 anni), Io ho un progetto di aprire una libreria “Buone letture” (9anni)

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Raccontando La lezione degli alberi

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Scrivere non è impossibile, è solo difficile come…

… come andare in bicicletta, nuotare, salire sugli alberi, fischiare, fare le capriole, far volare un aquilone, come sognare!

Scrivere, a scuola, è diventata una delle cose più difficili.

Per alcuni una vera e propria tragedia. Dopo un paio di righe, due idee scarne trasformate in parole e un immenso foglio bianco davanti a sé, il contenitore della fantasia e dell’immaginazione si svuota.

“Dai, prova ad aggiungere qualcos’altro!”

“Ma non mi viene in mente nulla, non so cosa scrivere.”

“E’ impossibile, sforzati un po’, dai!”

Che fatica, che disagio, che sconfitta.

Eppure, ci sarà una soluzione per non costringere milioni di bambini a una sconfitta annunciata?

Io credo di sì. Ecco allora alcuni libri e alcune idee per far sì che una cosa impossibile, diventi semplicemente una cosa difficile, ma accessibile a tutti.

Iniziamo con due letture utili a chi insegna, a chi educa, a chi consiglia.

Storia delle mie storie – Miti, forme, idee della letteratura per ragazzi

Bianca Pitzorno – Il Saggiatore, Milano 2006

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A partire da un libro – Imparare a leggere e imparare ad amare i libri nella scuola primaria

Roberta Passoni – Edizioni junior  Biblioteca di lavoro dell’insegnante Movimento di cooperazione educativa

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Ora qualche idea pratica, con un preambolo.

Quando si parla di ‘esercizi di scrittura’ non è possibile farlo senza riferirsi a Gianni Rodari che, con la sua “Grammatica della fantasia”, ha modificato radicalmente l’approccio alla scrittura e all’insegnamento della stessa.

L’errore creativo, le fiabe a rovescio, l’insalata di favole, le storie sbagliate, solo per citarne alcune, sono proposte semplice e pratiche di scrittura… creativa, come si direbbe oggi, un trabocchetto per ridurre le proposte di Rodari a un gioco, qualcosa di poco importante e non utile. Frutto di un’idea di scrittura ancora troppo spesso accettata: scrivere è qualcosa di serio, silenzio, stai seduto, zitto, concentrati per un tempo indefinito, non distrarti…

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Beh, per uno come me che ha scoperto la scrittura tardissimo, proprio perché davanti a un foglio bianco non riuscivo a mettere in ordine le idee, a costruire un pensiero che fosse più lungo di due righe, a trovare idee fantasiose, avere avuto a disposizione strumenti creativi come quelli di Rodari mi avrebbe cambiato la vita, evitato delusioni, sofferenze, paure inutili.

Perché se è vero che le esperienze che fai nella vita ti aiutano a crescere, non è vero che tutto tutto tutto ciò che hai vissuto è indispensabile, certe cosa si potrebbero benissimo evitare.

Io oggi scrivo, ho avuto la fortuna di scoprirne il piacere, nonostante la difficoltà, di trovare la mia scrittura e di poterla esprimere. Ho avuto la capacità, supportata  dalle parole di sostegno di persone di valore incontrate nel mio percorso, di riscrivere il mio pssato e liberarmi di alcuni fastasmi molto negativi: il fantasma della critica, quello della delusione, quello della paura di sbagliare. Fantasmi che hanno minato, per troppo tempo, la mia autostima.

A partire dalla mia esperienza e da alcuni libri, ecco qualche spunto di riflessione e qualche idea pratica per chi si trova a insegnare, educare o consigliare.

Italo Calvino e la trilogia araldica

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Contemporaneo di Rodari, scrive tre romanzi per ragazzi: Il visconte dimezzato, Il barone rampante e Il cavaliere inesistente.

Tre storie fantastiche e realistiche allo stesso tempo, in quanto allegoriche: un visconte che torna dalla guerra dimezzato, un ragazzo che decide di vivere sugli alberi e un cavaliere che non esiste.

Cosa succede quando la realtà, come la conosciamo, ci mostra un elemento inaspettato? Se incontrassimo uno scienziato smemorato o un dottore con le gambe al posto delle braccia? E se mia mamma decidesse di vivere come un gatto o la maestra mangiasse solo carote? E a me quale strana cosa potrebbe succedere o quale scelta strampalata potrei fare?

I silent book e le storie personalizzate

Prendete un libro senza parole, quante storie racconta?

Una, quella dell’autore.

Sicuri. Forse due, quella di chi lo ha scritto e quella dell’illustratore.

Uhm! Un libro senza parole racconta tante storie, quanti sono i suoi lettori che leggendolo lo raccontano.

Tre proposte:

Un giorno un cane di Gabrielle Vincent (Gallucci)

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L’onda di Suzy Lee (Corraini)

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Vazio di Catarina Sobral (Pato Logico)

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Sonno gigante, sonno piccino (Topipittori), la storia con le foto della mia storia

Giusi Guarenghi scrive una ninna nanna. Giulia Sagramola la riceve e deve illustrarla. Cerca delle foto da modificare, di solito le compra nei mercatini. Questa volta, però, usa quelle della sua famiglia, una ninna nanna per sé, per noi, per tutti.

Perché non farlo anche noi, magari al contrario? Prendere le nostre foto, non per forza quelle venute bene e scrivere una storia?

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Un’ultima osservazione

Tra i tanti ingredienti che fanno di un bambino un bambino a cui la scrittura non fa paura, ce ne sono due indispensabili.

Il rispetto dei tempi, dei modi, della libertà. Perché scrivere è un grande atto di libertà, secondo tempi molto personali e secondo un modo che deve essere il più comodo possibile. Per questo il giudizio che deve essere dato non può negare queste caratteristiche ma accettarle e rispettarle.

Io scrivo facendo pause ogni 10 minuti, ascoltando musica, alzandomi spesso. Per queste caratteristiche, spesso a scuola sono stato giudicato e mai valorizzato.

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Poi la fiducia. Se penso che quello che scrivo è brutto, sempre troppo poco, insufficiente, banale. Se io penso di non valere, che mi manca sempre qualcosa, che non sono capace. Se io penso che l’adulto non ha fiducia in me, allora sono condannato, non solo al fallimento, ma anche all’infelicità.

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Ci credi?

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Illustrazione di João Vaz de Carvalho

Ci credi che quel bambino che hai davanti è più di quello che vedi?

Ci credi che i suoi errori sono solo una parte, piccolissima, di ciò che è?

Ci credi che, come tutti i sogni, anche il bambino che hai di fronte deve essere aiutato a realizzarsi?

Ci credi che può farcela, può cambiare, può superare le sue difficoltà?

E ci credi che le difficoltà non sono un errore di percorso ma il percorso stesso?

Ci credi che colui che hai davanti agli occhi è un mondo, infinito e per questo spesso incompreso?

Ci credi che quello che senti e le valutazioni psicologiche che fai con una certa leggerezza non per forza sono corrette?

Ci credi che più che aver ragione è importante costruire un percorso condiviso?

Ci credi che quando si comporta male spesso è una richiesta d’aiuto e non un attacco personale alla tua autostima?

Ci credi – genitore, insegnante, educatore, catechista, politico, bibliotecario, medico o chiunque altro tu sia – ci credi sul serio oppure hai già dato quel bambino per perso? Lo hai per caso già condannato? Quanto sei realmente disposto a cambiare idea?

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Illustrazione di João Vaz de Carvalho

Sei consapevole che le tue parole possono essere come forbici che tagliano un germoglio appena sbocciato?

Riesci a vedere quello che potenzialmente potrebbe diventare il bambino che hai di fronte? E quindi aiutarlo a diventare il miglior se stesso possibile?

Hai voglia, desiderio, costanza di maneggiare soggetti tanto preziosi che meritano, prima di tutto, grande dedizione, speranza e uno sguardo libero e liberatorio?

Se ci credi, davvero, allora sarai un ottimo educatore.

Altrimenti, per favore, lascia stare e, soprattutto, non incolpare i bambini della tua incredulità.

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Illustrazione di João Vaz de Carvalho

 

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