Collegialità cioè me ne importa e mi sta a cuore perché è nostro!

Di Don Lorenzo Milani si possono dire tante cose.

Perché sono tante le piccole e grandi sollecitazioni che ci ha lasciato.

Sia per quanto riguarda la Chiesa che per quanto riguarda la scuola e l’educazione in generale.

Uno degli aspetti per me più interessanti e che abbiamo un estremo bisogno di recuperare è il concetto di collegialità.

Il libro più famoso di Don Milani (ma non solo quello), Lettera a una professoressa non è suo o almeno solo suo ma è il risultato di un lavoro collettivo.

È scritto da molte mani, frutto di diversi punti di vista.

Al di là del contenuto, ancora entusiasmante per chi crede in una scuola che non “fa parti uguali tra diseguali”, la forma in questo caso è un invito, una proposta e una sollecitazione assolutamente attuale.

Per la scuola ma non solo.

Se la scuola, infatti, è proiezione della futura società, domandarci che scuola vogliamo oggi significa immaginare in quale società vogliamo vivere domani.

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Collegialità significa corresponsabilità.

Significa diversi ruoli ma condivisione dello stesso percorso.

Significa, come diceva Paulo Freire, un altro grande educatore molto vicino al pensiero di Don Milani, che “nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo, gli uomini si educano insieme”.

Significa che non possiamo credere in una scuola che propone percorsi educativi e didattici uguali per tutti senza interrogarsi su nuove modalità di insegnamento.

Collegialità significa che lo studente non è una capra ignorante da trasformare in essere pensante o un vaso vuoto da riempire con nozioni o pensieri scelti da un ministero lontano. Come diceva un altro grande maestro, Mario Lodi, “un programma buono non può essere dato, ma solo indicato e deve tener conto non di un sapere nozionistico da ripartire, ma di ciò che è il bambino e di ciò che vede e capisce e ama.”

Collegialità significa che “il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica”.

Non lotta ma collaborazione, contaminazione, gioco di squadra.

Impegno civile e sociale.

Scuola, quindi, come prova di socialità.

Collegialità, infine, significa che la qualità della scuola non può essere lasciata al valore o meno di un insegnante. Certo, ognuno lascerà il proprio segno attraverso il proprio e personale modo di insegnare. Ma una vera buona scuola è quella che mette al centro il contesto e non il singolo, che organizza lo spazio perché sia inclusivo e non chiede solo al singolo insegnante di esserlo; che definisce metodi di lavoro e gestione dei tempi plurali e creativi e non lascia solo il singolo insegnante visto poi come problema dai colleghi; che costruisce reti dentro e fuori dalla scuola in modo che nessuno si senta isolato o abbandonato.

Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande I CARE. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori: me ne importa, mi sta a cuore. È il contrario esatto del motto fascista Me ne frego.”

Collegialità cioè me ne importa e mi sta a cuore perché è nostro!

 

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3 commenti

Archiviato in EDUCAZIONE ALLA DIVERSITA'

3 risposte a “Collegialità cioè me ne importa e mi sta a cuore perché è nostro!

  1. socialedintorni

    Leggo sempre con piacere il suo blog, che dà un sacco di punti su cui riflettere.

  2. Carla Bergonzini

    Si, mi riconosco nello spirito di Don Milani. A me piace molto la collettività quando ti fa sentire parte integrante di un gruppo che ha lo stesso scopo, la stessa finalità, che nello sbaglio individuale, cresce, matura, si educa perchè vedere e capire il proprio errore rispecchiato negli altri che sentono, soffrono o gioiscono per te, con te ti fa sentire bene, accettato, a casa tua: non si può più far finta di…

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